Mumbai, 2 Settembre 2009. L’industria cinematografica indiana, lo sappiamo tutti, è cresciuta emulando la bollywoodprestigiosa esperienza americana di Hollywood. Con i dovuti adattamenti alle peculiari esigenze degli spettatori del Subcontinente, Mumbai ha iniziato a produrre una pellicola dopo l’altra, una serie dopo l’altra, dando vita ad una vera e propria metropoli cinematografica battezzata, non a caso, Bollywood. E’ trascorsa più di qualche decina d’anni da quando i pionieri del ‘cinebusiness’ indiano mossero i primi passi nel settore, e ora le cose sembrano destinate a cambiare radicalmente. E’ quanto emerge da una recente analisi pubblicata da Reuters, secondo la quale la capitale mondiale del cinema, la Hollywood inossidabile, o meglio “dorata”, ha iniziato a puntare su India e Cina per sostenere i costi delle proprie produzioni, garantendosi così un futuro anche in tempi di crisi. La riconferma di un sentore da tempo nell’aria, è giunta appena lunedì scorso, quando colossi come la Walt Disney Co e Marvel Entrateinment Inc hanno annunciato che i 4oo milioni di dollari necessari per la realizzazione del fantasy moovie “Iron Man” potrebbero giungere proprio dai due colossi asiatici, e non da Hollywood o Wall Strett. Prima ancora, non era passata inosservata l’operazione dell’indiana Reliance ADA Group, che aveva investito ben 325 milioni di dollari nel Dream Works studio ‘marcato’ Steven Spilberg, sempre in California. L’attuale situazione, si è creata in seguito ai forti contraccolpi subiti dal mercato del danaro statunitense, tali da aprire più di qualche breccia per gli investimenti di economie dove i ‘liquidi’ non mancano: India e Cina appunto. Si tratterebbe però anche di un’importante strategia di espansione commerciale, in quanto rafforzando i legami con Bombay e Shanghai, oltre a raccimolare risorse necessarie per il proprio sostentamento, Hollywood sta creando nuovi ponti per penetrare i mercati più vivaci e popolosi mercati del pianeta.

Anche le grandi case di produzioni cinesi stanno da tempo puntando oltre Pacifico, con Huayi gourp in testa. Il colosso di Shanghai, già definito da Morgan Stanley “la Warner Bros cinese del domani”, sta puntando su una forte hollywoodespansione passando per nuove pellicole realizzate nei più importanti studios di Hollywood, come la Sony Pictures. Anche la rivale di sempre, la China Film Group starebbe sviluppando da tempo nuovi progetti negli Stati Uniti.

Tornando all’universo Indiano, le nuove rotte della cinematografia mondiale non sono univoche, verso Los Angeles, ma per ora mantengono un rapporto di interscabio. Non a caso, molti studios hollywoodiani hanno da tempo investito a Bombay e a Chennay (altra grande metropoli del cinema indiano), come avvenuto per Time Warner Inc, divisione della Warner Bros, che ha sottoscritto un accordo per la realizzazione di diverse pellicole con l’indiana People Tree Films e con Ocher Studios. Stessa storia per la Twentieth Century Fox, per la quale una joint venture con Asian Broadcaster Star servirà da base per produrre pellicole Made in Fox Star Studios per il mercato indiano.

Dalla parte degli americani, c’è senza dubbio la possibilità di puntare su finanziatori che ancora credono nelle potenzionalità del cinema. E’ il caso dell’India, dove il grande schermo continua ad attirare l’attenzione di un miliardo e più di spettatori, che ogni settimana attendono in trepidazione l’uscita dell’ennesimo musical della serie “belli, ricchi e invicibili”. Aggiungendo qualità e un minimo di sapore ‘americano’ ai bibitoni Bollywoodiani, le case produttrici statunitensi potrebbero creare un nuovo filone nel florido mercato dell’India. In contemporanea, avrebbero la possibilità di abbattere drasticamente i costi di realizzazione, trasferendo ‘baracca e burattini’ dai dorati studios califoniani, a quelli più moderni e competiviti di Mumbai, sfruttando, visto che ci sono, l’assistenza delle generazioni dei giovani tecnici indiani, aprendo così un nuovo capitolo nella storia dell’outsourcing in India.

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