Il mondo degli studi sull’Asia meridionale e il Medio Oriente ha di recente perso uno dei suoi più importanti esponenti e campioni: Bruce Wannell (1952-2020).

I suoi funerali si sono svolti nella città di York: una cerimonia laica in una sala gremita di gente, un evento impreziosito da letture di poesie turco-persiane e da sonate di musica classica eseguite da musicisti suoi amici.

Oltre ad essere stato uno dei massimi conoscitori del mondo indo-persiano, Bruce era un traduttore, linguista ed instancabile viaggiatore, nonché musicista. Possedeva un bagaglio di esperienze uniche ed avventurose in molti paesi dell’Asia Meridionale e del Medio Oriente (soprattutto in Pakistan, in Afghanistan e in Iran) dei quali conosceva in profondità la storia, l’antropologia e i costumi. Di queste aree geografiche egli aveva una padronanza magistrale delle lingue tra cui (per elencare solo quelle dell’area asiatica e mediorientale) il persiano, l’urdu, l’arabo, l’hindi, assieme ai dialetti dell’Afghanistan: il dari e il pashtun.

Ho avuto la fortuna di conoscere Bruce fin dal 2012. Lo incontrai a ventisei anni mentre svolgevo i miei studi a Londra. Persona generosa quale era, una volta compresi gli interessi in comune, mi invitò senza quasi neanche conoscermi a partecipare da auditore a un seminario sull’India coloniale del ‘700 organizzato dall’Università di Swansea in un castello, nel bel mezzo del Galles centrale. Da quel giorno nacque un’amicizia allievo-maestro profonda con frequenti sue visite a Venezia, in Veneto e in Friuli nella casa di famiglia. Un’amicizia alimentata anche dalla frequentazione dello scrittore e storico britannico William Dalrymple, per il quale Wannell era un fondamentale punto di riferimento.

È pertanto con emozione che propongo qui la mia traduzione dall’Inglese del necrologio del Times (13 Febbraio 2020) che lo ha celebrato. Si tratta di un articolo dal quale emergono le sfaccettature di un uomo dalla personalità e dalle vicende personali uniche e affascinanti: una vita straordinaria all’insegna della conoscenza. L’esistenza di Bruce Wannell è stata un viaggio oltre i confini, attraverso spazi, lingue, discipline e culture. Un’esperienza umana e umanistica unica: un’avventura di straordinaria e forse irripetibile portata.

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The Times, Giovedì 13 Febbraio 2020

BRUCE WANNELL eccentrico orientalista e avventuriero britannico: si convertì dall’anglicanesimo all’Islam diventando un esperto del mondo islamico

L’unico tentativo che Bruce Wannell avrebbe fatto verso una carriera tradizionale avvenne quando era ventenne. Aveva deciso di diventare ispettore delle tasse per la zona di Finsbury Park, a nord di Londra. A quanto pare questa sua improbabile chiamata nel mondo del lavoro finì dopo appena due mesi. Mentre Wannell saliva le scale dell’ufficio per dare le sue dimissioni, incontrò uno dei suoi direttori che stava scendendo le stesse scale apposta per licenziarlo.

Da quel momento in poi Wannell avrebbe scelto di essere uno spirito libero e un outsider: un uomo con una profonda conoscenza del mondo islamico. Non avrebbe mai più guardato indietro.

Mosso dal desiderio di avventura e dalla volontà di viaggiare attraverso il Nord Africa e l’Asia meridionale, desiderio coltivato fin dagli anni da studente all’università di Oxford, sarebbe partito per un viaggio lungo una vita, sviluppando strada facendo delle competenze uniche di traduttore, conferenziere e guida.

Certamente lo attiravano i misteri dell’Afghanistan, del Pakistan, dell’Iran e dell’India, così come lo respingevano nella scelta di una vita stanziale un rapporto infelice e difficile con suo padre che si sarebbe replicato da una simile relazione con i suoi due fratelli.

Wannell viaggiò come un gentiluomo dell’età vittoriana, seguendo una lunga tradizione di orientalisti inglesi prima di lui. Come molti di loro anch’egli indossava gli abiti dei paesi che visitava. L’esempio più lampante di queste sue esperienze è forse la sua lunga residenza a Peshawar (Pakistan) alla fine degli anni ’80 quando iniziò a lavorare per l’organizzazione inglese Afghanaid, occupandosi di aiuti ai rifugiati.

L’organizzazione aveva il suo quartier generale nell’elegante distretto della University Town con le sue ville costruite secondo lo stile britannico come se fossero residenze di campagna, anche se con giardini circondati da mura. A quelle Wannell avrebbe presto iniziato però a preferire i poco salubri quartieri vicino al bazaar nella downtown di Peshawar che avrebbe scelto come propria residenza.

In quei luoghi Wannell era nel suo elemento naturale. Vestito come un abitante del posto, parlando fluentemente la lingua locale – il pashtun – egli organizzava serate musicali con i musicisti afghani. Lì avrebbe preparato i suoi studi e la sua conversione dall’Anglicanesimo all’Islam, celebrata con una circoncisione rituale finale.

Wannell adorava l’Afghanistan e viaggiò attraverso il paese in lungo e in largo, visitandolo a dorso di cavallo durante la guerra civile. Un’esperienza del genere sottolineava come egli potesse essere sia un raffinato esteta, preciso nella dizione e nel vestire, sia un uomo estremamente resistente, capace di sopportare fatiche, disagi e malattie, esperienze all’ordine del giorno in quel tipo di viaggi. Era qualcuno che poteva resistere alle privazioni con grande stocismo.

Le sue altre grandi passioni furono l’Iran e la lingua persiana che leggeva e parlava fluentemente, oltre ad almeno le altre otto lingue che padroneggiava (tra cui l’Arabo e l’Urdu). Teneva lezioni sulla poesia persiana, il misticismo e la musica ed era diventato un esperto di epigrafia islamica e di calligrafia. Durante la rivoluzione del 1979, nel periodo in cui insegnava Inglese e Francese all’Università di Isfahan, testimoniò all’uccisione di un suo caro amico, esperienza che lo avrebbe segnato nel profondo.

La sua straordinaria conoscenza del Persiano sarebbe diventata un punto di partenza fondamentale per una delle sue imprese più importanti per le quali è ricordato, ovvero il lavoro di traduzione dal Persiano e dal Francese, all’Inglese, per il celebre storico scozzese William Dalrymple. Wannell lavorò assieme a Dalrymple a tutti i suoi quattro libri sulla storia della East India Company. Il primo di questi, White Mughals (trad. it., W. Dalrymple, Nelle terre dei Moghul bianchi, Milano, Rizzoli, 2002, ndt) venne dedicato da Dalrymple proprio a Wannell. I due lavorarono assieme per mesi nella casa/fattoria di Dalrymple fuori Delhi, dove Wannell soggiornava, lavorando soprattutto nella terrazza e creando quello che Dalrymple avrebbe definito “i giardini pensili di Bruce”, dove gli appuntamenti d’obbligo erano i concerti di musica persiana.

Dalrymple riveriva la profonda conoscenza e il sapere di Wannell: “era probabilmente il miglior traduttore del Persiano del XVIII secolo in assoluto”, avrebbe detto di lui: “viveva con me in India per sei mesi e lavoravamo assieme ai testi, perché lui conosceva la lingua ma non la storia, mentre io conoscevo la storia ma non la lingua”.

Ad ogni modo la loro era più di un’amicizia lavorativa. Dalrymple avrebbe chiamato Wannell, “il mio migliore amico”, un uomo che avrebbe anche descritto come “un eclettico, un perfezionista, un esteta, un cosmopolita dispotico, un genio eccentrico, uno che amava vestirsi bene, oltre ad essere “il più gentile, lazzarone, e divertente tra gli uomini”.

Certamente Wannell era tutto questo: un uomo sempre in movimento, che aveva sempre bisogno di un passaggio per andare da qualche parte, spesso con pochi soldi in tasca. Era però qualcuno che amava le cose belle e migliori della vita che fossero una villa di campagna, un té bevuto in compagnia su un servizio di fine porcellana cinese e la possibilità di suonare Mozart al pianoforte. Poteva suonare alla perfezione Mozart, Beethoven e Schubert ed era inoltre un eccellente “lettore a prima vista” della musica.

Wannell faceva affidamento sulla gentilezza dei suoi vecchi e nuovi amici, potendo anche diventare un ospite fisso. In un’occasione era stato invitato a prendersi cura del gatto di amici nella loro abitazione per tre giorni e sarebbe rimasto ospite per tre anni. Un amico di lunga data lo ha descritto come qualcuno che aveva “l’istinto del cucù”, quell’uccello che resta nel nido degli altri più del dovuto. “Bruce si presentava a casa e si piazzava lì e presto ti rendevi conto che tutti i pezzi di antiquariato migliori erano finiti in camera sua assieme alla porcellana più fine, perché gli piaceva ammirarli; a un anno dal suo soggiorno la decisione era la seguente: o gli regalavi per gentilezza i pezzi che gli piacevano, oppure gli dicevi di levarsi di torno!”.

Altri ricordano quando Wannell in un’occasione dovette badare alla casa di qualcuno. Costui aveva lasciato una cantina piena di ottimi vini e un deposito di legna da ardere pieno; una volta tornato a casa si era accorto che tutto il vino era stato bevuto e che la legna era finita. Ma la bontà di Wannell e il suo fare sempre generoso gli garantivano il perdono anche per le sue condotte meno accettabili.

Per tutta la sua vita avrebbe apprezzato le visite a Hastings nella costa est del Sussex dove i suoi cugini vivevano e dove lui dominava completamente le attività ricreative dei week-end, proponendo spedizioni alla ricerca di cibo in campagna, una visita a una spiaggia nudista (luogo che amava) e organizzando cene a base di fish&chips, accompagnate da vodka. Tutto questo avveniva assieme alle inevitabili serate musicali connesse.

Da grande viaggiatore qual’era rimane sorprendente come Wannell non ci abbia lasciato di più dei suoi scritti a parte diversi articoli accademici sulla cultura islamica dell’Iran, dell’Afghanistan e del Pakistan, sulla poesia persiana, una guida di viaggio sull’Iran e delle recensioni di libri per il Journal of the Royal Asiatic Society, società della quale era membro. Ad un certo punto venne pagato dal suo vecchio amico Nicholas Robinson che gli diede un anticipo per incoraggiarlo a scrivere un libro sui suoi viaggi nel mondo islamico, ma il progetto non venne mai portato a termine.

Bruce ‘Azziz’ Wannell era uno dei quattro figli di James e Andrée Wannell. Era nato a Melbourne in Australia nel 1952, paese dove la famiglia aveva deciso di trasferirsi per cambiare vita nel dopoguerra. Sarebbero ritornati in Inghilterra quando Bruce aveva solamente pochi mesi di vita. Suo padre era un manager che lavorava per Unilever (multinazionale di cosmetici, ndt) ed era un padre di famiglia estremamente severo: il rapporto tra i due si ruppe fin da quando Wannell era giovane. La relazione padre-figlio non si sarebbe mai più ripresa. Sarebbe stato molto più vicino a sua madre che era originaria del Belgio e che era una pianista di grande talento.

La casa di famiglia si trovava a Kingston upon Thames. Wannell era stato mandato alla scuola preparatoria di Aldro, vicino a Godalming e poi a Wellington College, scuola superiore del Berkshire. Studiò poi Francese e Tedesco all’Oriel College di Oxford, dove creò una società di poesia “madrigale” medievale (canzone popolare tipica dell’Italia del ‘300, ndt) e organizzava feste stravaganti. Risale a quell’epoca il suo studio del West-östlicher Divan, la raccolta di poesie di Goethe ispirata alle liriche persiane di Hafez, e la sua rimane ancora oggi una delle ricerche pionieristiche sul tema.

Dopo Oxford e dopo essere vissuto per un anno a Parigi, Wannell passò del tempo in Italia e poi in Germania, insegnando inglese. Nel 1978 la sorella maggiore Corinne, alla quale era particolarmente legato, si suicidò in seguito a una relazione amorosa finita male. Questo tragico avvenimento fu particolarmente traumatico per Wannell il quale dovette anche identificare il corpo alle autorità.

Dopo due anni in Iran divenne manager per l’ufficio rifugiati di Afghanaid, a Peshawar, lavorando in collaborazione con Juliet Peck (obituario del 23 Febbraio 2007). Wannell avrebbe così sviluppato dei legami con i membri più moderati delle intelligence occidentali, diventando in seguito consulente per le Nazioni Unite e per altre organizzazioni incaricate di monitorare i progetti di aiuto per l’Afghanistan.

Nei primi anni ’90 Wannell iniziò a lavorare per la BBC World Service a Islamabad, sceneggiando programmi televisivi in lingua Dari e Pashto, tra cui alcuni drammi in soap-opera piuttosto osé. Negli ultimi quindici anni lavorò come guida, promuovendo tour culturali dell’Iran, Asia centrale, Egitto, Pakistan, e India. Insegnò anche calligrafia islamica all’università di Kabul per l’Aga Khan Trust for Culture e tenne lezioni alle università di Durham, Goldsmiths, University of London, Oxford e al londinese Institute of Ismaili Studies. Negli ultimi anni la sua residenza in Inghilterra era una stanza-attico di un appartamento in condivisione nella città di York. Aveva fatto grandi sforzi per creare un senso di comunità tra i suoi coinquilini ed era riuscito a rendere il cortile dell’abitazione, un tempo derelitto e abbandonato, un giardino ben curato.

Un uomo dai lineamenti fini, volpini, dai penetranti occhi blu, capelli bianchi e con barba e baffi ben curati, era sempre vestito in maniera elegante e impeccabile. Amava la compagnia delle donne, ma non aveva mai avuto delle relazioni a lungo termine. Attratto dalla religione islamica grazie alla poesia Sufi, considerava la religione organizzata contraria all’anima e negli ultimi mesi prima di morire si dichiarò agnostico.

Era un grande camminatore, conversatore, cuoco e giardiniere, ma amava considerarsi un autodidatta. La sua passione per i viaggi non l’avrebbe mai abbandonato. Persino nelle fasi finali, lottando contro una malattia sempre più aggressiva, riuscì a completare un viaggio in Cecenia e a concludere un tour dell’Iraq. Stava pianificando un viaggio anche in Somalia.

Per quest’ultimo non sarebbe mai partito. Bruce Wannell, viaggiatore, linguista, conferenziere, guida e esperto dell’Iran e dell’Afghansitan. Nato il 25 Agosto 1952. Morì di cancro al pancreas il 29 Gennaio 2020, all’età di 67 anni.

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