L’attentato rivendicato da una fazione di talebani pachistani ha colpito un parco affollato dove la minoranza cristiana celebrava la pasqua

Le operazioni di salvataggio a Lahore. Fonte AFP.
Le operazioni di salvataggio a Lahore. Fonte AFP.

Pakistan, Lahore. Si contano almeno 72 morti nell’attentato suicida avvenuto ieri sera in un parco di Lahore durante i festeggiamenti della pasqua cristiana. L’attentato è stato rivendicato dai talebani pachistani. Secondo l’ispettore di polizia Haideir Ashraf, la maggioranza delle vittime sarebbe comunque musulmana. Il bilancio stabilito dall’AFP (Agence France Presse) è di 72 morti. Secondo un responsabile dei servizi di sicurezza si conterebbero al momento 29 bambini uccisi, 7 donne e 36 uomini.

Il capo di stato maggiore, il generale Raheel Sharif, ha dichiarato di aver presieduto una riunione di alto livello al fine di coordinare la risposta a questo « attentato-suicida » e « di condurre davanti alla giustizia gli assassini dei nostri fratelli, sorelle e dei nostri figli ».  «Noi abbiamo perpetrato l’attentato di Lahore poiché i cristiani sono il nostro bersaglio», ha dichiarato telefonicamente all’AFP Ehsanullah Ehsan, il porta voce di Jamaat-ul-Ahrar, una fazione dei talebani.  «Noi commetteremo altri attentati di questo tipo in futuro. Le infrastrutture dell’esercito e del governo pachistano, le scuole e le università sono tra i nostri  prossimi bersagli», ha dichiarato. 

L’esplosione è avvenuta  presso il parco Gulshan-e-Iqbal, vicino al centro della città di Lahore – città che conta dieci milioni di abitanti – particolarmente affollato in questo giorno di primavera, dove la minoranza cristiana (circa il 2% dell’intera popolazione) celebrava la domenica di Pasqua. Il primo ministro Nawaz Sharif ha condannato l’attentato, così come lo ha fatto il suo omologo indiano Narendra Modi, esprimendo la sua vicinanza. La giovane laureata pachistana premio nobel per la pace, Malala Yousafzaï si è detta «profondamente turbata da questo massacro senza senso». Un lutto di tre giorni è stato annunciato in tutta la  provincia del Panjab, di cui Lahore è la capitale. 

Scontri tra la polizia e migliaia di sostenitori di Mumtaz Qadri, impiccato lo scorso mese, sono scoppiati anche nella capitale Islamabad e nella sua città satellite Rawalpindi. Circa 25.000 di loro si erano incontrati presto nel corso della giornata a Rawalpindi per delle preghiere commemorative, prima di avanzare, armati di pietre verso la capitale cinta da centinaia di poliziotti e paramilitari. Equipaggiata di scudi e manganelli, la polizia ha sparato gas lacrimogeni. L’esercito è stato poi impegnato nella capitale per “controllare” la situazione e garantire la sicurezza della zona intorno al Parlamento, dove i manifestanti si sono riuniti in serata, secondo un portavoce per l’esercito. L’esecuzione di Mumtaz Qadri avvenuta il 29 febbraio era stato percepita come una svolta decisiva nella lotta contro l’estremismo religioso in questo paese a maggioranza sunnita. Ma ha anche urtato numerose correnti islamiche che avevano innalzato Mumtaz Qadri allo status di eroe per l’uccisione di Salman Taseer nel 2011, governatore del Panjab, che si era dichiarato favorevole ad una revisione della legge sulla blasfemia, difesa strenuamente dai conservatori. 

 

 

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