Kabul, 5 Aprlie 2014. L’attesissimo giorno del voto in Afghanistan è arrivato assieme ad una forte ondata di vento, pioggia e freddo, i quali non hanno tuttavia compromesso l’affluenza alle urne. Secondo le prime stime pubblicate dai media internazionali (fonte NYT), gli elettori afgani non si sono fatti intimidire dal meteo, e tanto meno dalla minaccia di attacchi da parte dei Taliban, i quali hanno minato a suo di attentati e violenze la lunga strada che ha portato alle votazioni di oggi. Rispetto alle votazioni del 2009, quando Karzai fu rieletto dopo una bufera di polemiche sulla trasparenza delle operazioni di spoglio, l’affluenza è stata nettamente più alta, merito anche delle imponenti misure di sicurezza messe in atto dal governo di Kabul, che ha mobilitato 350 mila uomini appartenenti alle forze militari e di polizia disponibili nel Paese, supportati da 53 mila soldati della NATO. Nella capitale Kabul oggi è praticamente stato interdetto il traffico su gomma, tanto che sin dalle 7 del mattino lunghe code di elettori sostavano  all’esterno dei seggi, sotto la pioggia, in attesa di esprimere la loro preferenza. Degli 8 candidati alle presidenziali, sin dal principio si è capito che l’allungo finale avrebbe visto un testa a testa tra 3 candidati principali: Ashrah Ghani di 64 anni, ex membro del governo Karzai; Abdullah Abdullah, 53enne già Ministro degli Esteri con Karzai, che nel 2009 fu l’unico vero antagonista dell’Emiro di Kabul (così come viene spesso chiamato Hamid Karzai per indicare come il suo potere in Afghanistan sia limitato alla capitale); Zalmay Rassalu di 70 anni, al pari di Abdullah ex Ministro degli Esteri di Karzai, nonché unico candidato di peso ad aver schierato una donna (Habiba Sarobi) al ruolo di vice presidente. L’impossibilità di attribuire una maggioranza netta ad uno dei 3 contendenti, renderà necessario il ritorno alle urne, previsto verosimilmente per il 28 maggio, andando di fatto ad allungare di altri 2 mesi il mandato di Karzai, ormai in carica da 12 anni. Oltre al pericolo di attacchi e alla minaccia del meteo, le operazioni di voto hanno creato apprensione anche per il pericolo brogli che nel 2009 influì pesantemente nella vittoria di Karzai. Al fine di evitare la stessa sorte accorsa all’epoca, le autorità hanno dispiegato uomini e mezzi nel tentativo di dare una minima parvenza di credibilità alle elezioni, accontentando le richieste giunte dagli osservatori internazionali. Parlando di votazioni in Afghanistan significa anche affrontare difficoltà logistiche e organizzative uniche al mondo. L’asprezza del territorio e le difficoltà di comunicazione hanno spinto le autorità ad organizzare servizi di collegamento con le aree più remote del Paese, impiegando jeep, camion e autobus per il trasporto delle schede elettorali, mentre per raggiungere i villaggi più sperduti sono stati ‘arruolati’ 3.200 asini.

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