I templi dell’India del sud nelle immagini. Mostra fotografia a cura di Italo Casale.

Il lavoro fotografico di Italo Casale, di cui indika propone qui tredici scatti, ha per tema la dimensione plurima (religiosa e sociale) dei grandi complessi templari induisti dell’ India del sud. Le foto sono state esposte e promosse dal Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”  di Roma (5 Maggio-24 Giugno 2012) e dal Museo d’Arte Orientale “Chiossone” di Genova (10 maggio 2013 – 13 ottobre 2014.

Tiruchirappally. Sri Ranganathaswamy temple. Tamil Nadu. Foto di Italo Casale.
Tiruchirappally.
Sri Ranganathaswamy temple. Tamil Nadu. Foto di Italo Casale.

Luogo di culto e dimora del divino, riproposizione della montagna cosmica, il tempio hindu assume valenze di tipo cosmogonico e cosmologico, simboleggiando il centro del mondo da cui viene emanata la realtà con i suoi universi in continuo divenire.

Il pellegrinaggio a questo luogo sacro, riproducendo le diverse tappe del cammino spirituale, simula per i fedeli il lungo viaggio verso la realizzazione della verità e la liberazione dai legami del samsara, il ciclo eterno di rinascite; la visita al santuario costituisce un’occasione di possibile trasformazione attraverso la lettura e l’interiorizzazione dei complessi simbolismi che
lo compongono. Momento fondamentale è rappresentato dall’avvicinamento al sanctum sanctorum (garbhagriha), un piccolo ambiente buio che custodisce l’icona venerata, il luogo sacro per eccellenza dell’intera struttura. La progressione verso la cella, grembo della terra da cui si rinasce a nuova vita, avviene attraverso il passaggio graduale da luoghi aperti e spaziosi verso uno spazio ristretto, dalla luce verso l’oscurità.

La percezione visiva che si ha entrando nel santuario è che tutto converga verso un unico punto posto al centro della cella sacra. Questo progredire verso la grotta del tempio è preceduto da un movimento di purificazione e di avvicinamento graduale al sacro: il bagno purificatorio nelle acque di un fiume o di una piscina parte del complesso templare, e il rito della pradakshina, o circumambulazione del monumento, che è un sostituto del cammino percorso dai pellegrini intorno ai monti sacri, nonché immagine dell’orbita del sole e degli astri intorno al monte Meru.

Dimora del divino, luogo di sospensione del vivere materiale e di rinascita, il tempio è inoltre spazio umano dell’incontro, delle relazioni sociali, dove la vita scorre naturalmente in una continua interconnessione tra esistenza spirituale e realtà quotidiana.

Le immagini di Italo Casale tentano di cogliere le potenzialità del divino di cui il tempio hindu cerca di coglierne le diverse espressioni  : la dimensione spirituale, devozionale, meditativa di coloro che si avvicinano al santuario, che entrano nel sanctum sanctorum – un momento talora vissuto in solitudine, talora in coralità –, la dimensione del rito, quella dell’incontro, della socialità, dello studio, il tempo dedicato al riposo che all’ ombra delle sacre mura si fa più profondo, rigenerando dalle fatiche giornaliere. In questo spazio l’uomo trascorre il tempo della sua vita, scandita dalle cerimonie religiose e dalla ritualità del quotidiano.
I corpi si muovono liberamente sullo sfondo di strutture costruite per essere eterne, uomini e donne vestiti di colori si stagliano contro le masse scolpite del tempio e si mescolano alle icone delle divinità che da generazioni osservano simili scene, odono identiche voci, percepiscono medesimi odori, testimoni di un umano divenire, anch’esso eternamente uguale a se stesso.

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Italo Casale vive ad Arezzo dove svolge la sua attività di insegnante di materie letterarie nella scuola secondaria superiore. Negli anni ’70 ha iniziato a viaggiare in India ed è stato “l’inizio – come egli stesso dice – di un lungo innamoramento e di una incerta seduzione” che lo ha portato ad esplorare la complessa realtà del subcontinente attraverso la macchina fotografica.

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