Non un fotoreporter, non un freelance, solo un meccanico… in viaggio per lavoro. Di Davide Radaelli.

La selezione di scatti realizzata da Davide Radaelli mette in luce alcuni frangenti della complessa quotidianità dell’antica città de Il Cairo, capitale dell’Egitto. Un susseguirsi di opposti, tipici delle grandi metropoli del nostro tempo: dai pericoli delle strade trafficate, all’ovattata beatitudine di alberghi e centri commerciali – nuovi punti di incontro della borghesia ormai lontana dai suq e dalle sale da tè – il passaggio è repentino.

L’autore racconta:

«I primi giorni sono stati confusi: il tragitto Cairo-Ramadam city è costituito quasi interamente da autostrada; i veicoli, vecchi e importati, da queste parti sono condotti senza attenersi a regole ufficiali, eccezion fatta per due consuetudini: rallentare in prossimità degli autovelox; “nessuna regola” eccetto la prima. Le corsie principali, in Mezzo di trasporto - Ponte del Niloautostrada, sono quelle a cavallo delle righe che delimitano le corsie stesse. Spingendo lo sguardo sulle corsie laterali, o nelle strade che si estendono in lontananza il traffico si estende in modo sistematico. Il sapore esotico del paesaggio viene stravolto non appena si infila l’ingresso dell’hotel. Un altro mondo, composto da colonne di marmo, fontane, moquette, divanetti, luci, bar, musica live nella hall, ristoranti, tutto perfettamente bilanciato per trasmettere all’ospite un pallido ricordo di casa… la magia finirà l’indomani mattina, all’uscita, tornando nella realtà separata delle strade, forte, a volte difficile, ma per questo reale. Le tipicità del Cairo comunque restano i suq, in particolare quello di Khan al-Khalili, vero e proprio meltig pot in cui si fondono carretti trainati da cavalli, le vicine e incredibili piramidi, il modesto stile di vita egiziano, il caos, il color sabbia degli edifici e, come in ogni altra grande città del mondo, i senzatetto e i mendicanti impoveriti di ogni materialità, e forse  anche della loro stessa dignità. Dopo 14 giorni in questo universo, oltre al buonissimo rapporto creatosi con due degli operai che ci seguivano presso le nostre macchine e con un loro responsabile, due sono gli episodi che non scorderò mai: un momento di sosta e un battibecco avvenuto con un passante a causa della foto scattata al senzatetto. Il primo episodio è rappresentato dalla foto che ritrae una bimba di non più di 7 anni, sicuramente l’età è compresa tra i 5 e i 6 anni. Cercava disperatamente dei soldi dalle auto in sosta. Eravamo fermi davanti a un locale per colazione. Subito si sono avvicinate due bambine; picchiettavano sul vetro per avere qualche soldo. L’unica ricompensa che hanno ricevuto sono state le bastonate del proprietario del locale. Il secondo episodio è riassunto nella foto che ruba le sembianze di un senzatetto, dormiente e accasciato su una specie di recinzione; ciò accadeva sotto gli occhi dei passanti; così ho voluto osare e fare anch’ io qualcosa sotto gli occhi di tutti: scattare una foto. Il prezzo di questa imprudenza è stato il forte disappunto dei presenti, in particolare un signore evidentemente toccato nel suo amor patrio, il quale solo dopo una delicata mediazione ha accettato di non chiamare la polizia. “Scattare foto del genere rende una cattiva immagine dell’Egitto” ha protestato, forse a ragione, ma secondo me a torto. Pertanto in quel preciso momento ho battezzato quello scatto: “Paura della propria ombra… o di ciò che essa copre”».

Tra Giza e Il Cairo, le foto di Davide Radaelli