La sera del mio arrivo a Lahore, ho avuto la possibilità di partecipare ad un incontro di sufi nel Santuario di Baba Shah Jamal. Devo dire che il fascino esercitato dal misticismo islamico e la consapevolezza di poter assistere ad una seduta estatica aveva dettato i tempi dell’organizzazione del mio viaggio, rendendo quasi inevitabile la scelta dell’alloggio. Come consigliato dalla guida Lonely Planet  ‘Pakistan e la Karakorum Highway’, ho scelto una stanza da Malik, il gestore del Regale Internet Inn, il quale si dice da anni organizzi uscite culturali per i propri ospiti, tra le quali il giovedì sera la ‘Sufi Night’. Ebbene, incuriosito da questa possibilità sono arrivato qui di giovedì mattina appositamente per assistere al rito, che non ha affatto deluso le aspettative. Alle 22 ho lasciato la guest house assieme ad una coppia di simpatici ragazzi del Belgio, con i quali ho condiviso una sorta di ciclo rikshaw, sebbene al posto della bicicletta ci fosse una sgangherata motocicletta. Il guidatore è stato davvero molto simpatico e cordiale, si è preso a cuore i tre ospiti stranieri e per rendere il viaggio più sicuro ha pensato bene di coprire l’intero percorso senza accendere il faro. Non ho chiesto il motivo di questa scelta, ma ritengo fosse per non dare troppo nell’occhio e celare, per quanto possibile, il ‘prezioso’ carico di stranieri agli occhi della notte.
Ad ogni modo, il santuario si trova nel cuore della città, incastrato in un dedalo di minuscoli vicoli che a quell’ora erano ancora abbastanza vivi. Il nostro arrivo non è passato inosservato, ma era evidente come gran parte dei presenti fosse abituata alla visita di qualche osservatore straniero. Una volta entrato nell’atrio rettangolare della struttura, paradossalmente simile ad una sala da ballo permanente, sono stato portato al cospetto dei due suonatori di Dhol, una coppia di fratelli imponenti, entrambi alti più di 1 metro e 90, considerati delle vere e proprie star per via dell’abilità musicale. Ci siamo stretti la mano e dopo qualche formalità, sono stato piazzato assieme ai due belgi su una piattaforma destinata agli ospiti di riguardo, a ridosso dell’area in cui di li a poco sarebbe iniziata la pratica.
Prima di andare oltre, è opportuno spendere due parole sui musicisti, Mithu Saien e Gonga Saien, entrambi maestri affermati nell’arte delle percussioni, nonché protagonisti di vere e proprie tournée all’estero, inclusa Europa (a novembre saranno in Norvegia). Da quanto mi è sembrato di capire, Gonga ha il compito di dettare il ritmo e ‘segnare la via’ a Mithu, il quale oltre a svolgere il ruolo di solista o se vogliamo di virtuoso tra i due, ha la caratteristica non secondaria di essere sordo dalla nascita. Avevo letto da qualche parte nelle settimane precedenti al viaggio, di un suonatore sufi di dhol con questa caratteristica, ma non ricordando il nome mai avrei pensato di trovarmelo davanti proprio a Lahore. A dire il vero, ho saputo della sua disabilità solo a pratica inoltrata, parlando con il mio vicino pakistano che si preoccupava di attirare la mia attenzione prima di qualche performance particolare o di un virtuosismo degno di nota. Che dire, il risultato di questo mix, in una notte limpida sotto il cielo di Lahore ha contribuito a trasformare le oltre tre ore vissute al Baba Shah Jamal in una delle esperienze più affascinanti di sempre.
Ma torniamo ai sufi. Le prime vibrazioni si sono percepite a 20 minuti dall’inizio delle musiche, quando due, poi tre e quattro ragazzi, tutti di età compresa tra i 20 e i 25 anni circa, sono scesi nell’area destinata ai danzatori, iniziando ad ondeggiare al ritmo delle percussioni. La maggior parte di loro aveva i capelli piuttosto lunghi, o comunque di una misura superiore allo stile più diffuso in Pakistan. Le chiome erano puntualmente curate, lisciate con i pettini e cosparse di olio per i capelli, in modo da renderle più lucenti, profumate e non da ultimo appesantite. È parso evidente come i capelli costituissero un elemento evidente della metamorfosi spirituale vissuta dai danzatori, iniziata da uno stato di calma, dalla condizione di attesa, per elevarsi sempre di più spinta dal ritmo frenetico di Mithu e Gonga. I primi a ‘perdere’ la forma e ad abbandonarsi all’estasi sono stati i più giovani, i quali hanno iniziato a muovere la testa con scatti repentini, da destra a sinistra, talvolta in senso ellissoidale, sciogliendo uno scatto dopo l’altro i capelli, fino a trasformarli in un groviglio confuso, in perpetuo movimento perso sulla fronte e sugli occhi. Il livello estatico è cresciuto lentamente ma in modo inesorabile tra tutti i danzatori, che in un’ora erano ormai più di dieci, tutti ad occhi chiusi persi in un movimento fisico perpetuo compiuto in senso antiorario all’interno dell’area destinata a questa pratica, sempre al cospetto dei fratelli Saien, i quali venivano periodicamente cosparsi di banconote da alcuni fedeli particolarmente compiaciuti. Uno dei momenti clou è stata un’ incredibile esecuzione di Mithu, il quale ha iniziato a ruotare su se stesso con il dhol appeso al collo e proteso dalla forza centrifuga verso l’esterno. Considerate che un dhol è una sorta di tamburo in legno massiccio lungo 80 cm e 30 cm di diametro, con due superfici da suonare, una per ciascuna mano, percosse con una bacchetta simile a quella delle batterie moderne sulla parte destra, e con uno strumento in legno semicurvo sulla pelle sinistra. Non so quanto possa pesare, ma non meno di 15 chilogrammi. Beh, immaginate questo musicista di 1 metro e 90, con una barba folta e nera a ricoprire gran parte del visto, capelli ricci e lunghi fin sotto le spalle, che inizia a roteare senza sosta al centro dell’area destinata ai danzatori, senza mai smettere di suonare in modo perfetto lo strumento, in un crescendo che si conclude con le urla della folla entusiasta. Davvero notevole. Qui ho fatto anche dei video, che mi auguro di riuscire presto a condividere con voi.
L’ultima fase del rituale è coincisa con l’arrivo di un danzatore esperto, non ricordo il suo nome, ma è stato accolto con grandi ovazioni dai presenti, e dall’arrivo di una fitta folla di spettatori giunti appositamente per il gran finale. Questo danzatore sufi sulla quarantina, aveva capelli molto lunghi, lisciati e tirati dall’olio come visto in precedenza, una fitta e folta barba e una presenza fisica piuttosto robusta enfatizzata dalla bassa statura. Dopo essersi seduto a lato per i convenevoli con la famiglia del capo spirituale del Baba Shah Jamal, è sceso nell’area delle danze iniziando a muoversi con calma, ad occhi chiusi, aspettando che il ritmo accendesse la stessa fiamma che ardeva negli altri presenti, tutti ancora presi negli stessi frenetici movimenti iniziati ore prima. La sua ascesa estatica è stata piuttosto lenta, e segnata da movimenti sempre più rapidi, da passi eleganti e bilanciati, puntualmente evidenziati dal mio cordiale vicino, talvolta con una innocua gomitata alle costole mentre cercavo di scattare una foto. Poco dopo, il danzatore sufi ha iniziato a vibrare, a saltare ad occhi chiusi e a roteare freneticamente la testa, quindi, una volta raggiunto uno spazio libero a lato dell’area destinata ai danzatori (lasciata appositamente sgombra dagli altri), si è lasciato andare in un movimento circolare vorticoso, velocissimo, all’apparenza difficilissimo da eseguire, sostenuto dal crescendo delle percussioni e dalle incitazioni dei presenti, fino a bloccarsi all’improvviso, con uno scatto sulle gambe avvenuto in contemporanea alla brusca interruzione della musica, ripresa subito con molta più calma. Non immagino lo sforzo fisico per compiere delle evoluzioni simili, ma ciò che più vorrei sapere, è dove questi mistici siano andati a finire nelle ore di estasi vissute al santuario, persi in una danza perpetua. La nottata è proseguita così a lungo, in un’alternanza di momenti di frenetica danza a fasi di calma, di attesa, salutati dai presenti con grande entusiasmo e sorrisi, lasciando a chi scrive un ricordo indelebile nell’animo, e in bocca un piacevole sapore di pace.
Alla prossima.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.