Lahore (Pakistan), 16 marzo 2009. Alta tensione nella città di Lahore in Punjab, dove centiania di contestatori sono scesi in piazza contro il governo, infrangendo il divieto di manifestare imposto nei giorni scorsi dalle autorità pachistane. Molti gli avvocati presenti, per protestare contro il mancato reintegro dei giudici della corte suprema rimossi durante il contro-golpe del 2007, affiancati dai membri del partito Jamaat-e-Islami, che hanno lanciato sassi contro gli schieramenti della polizia davanti all’Alta Corte. Ad innescare la protesta, è stato l’arresto dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, leader dell’opposizione, tolto preventivamente dalla circolazione per impedirgli di guidare una protesta antigovernativa mai come ora dannosa per una maggioranza sempre più in bilico. “Vedete che l’intero Paese è stato trasformato in uno stato di polizia. Hanno bloccato tutte le strade, hanno usato ogni sorta di tattica illegale”, ha dichiarato ai giornalisti Sharif sui gradini dell’ingresso della sua casa. “Un funzionario di polizia è qui ed ha informato il signor Sharif che è in stato di arresto per tre giorni”, aveva detto il portavoce del partito Pervez Rasheed. La polizia ha confermato il provvedimento. Agenti in tenuta antisommossa hanno praticamente isolato l’abitazione di Sharif con blocchi stradali ad ogni accesso. Un testimone ha riferito che successivamente la polizia ha sparato lacrimogeni davanti all’Alta Corte per disperdere manifestanti che avevano lanciato pietre. Poche ore dopo l’arresto di Sharif, la polizia ha messo agli arresti domiciliari l’avvocato organizzatore della protesta, Aitzaz Ahsan, come riferito da un suo collaboratore. Centinaia di avvocati ed attivisti dell’opposizione sono stati arrestati da mercoledì scorso per prevenire una “lunga marcia” attraverso il Paese che dovrebbe concludersi con un sit in domani alla periferia di Islamabad.

La protesta degli avvocati pachistani non è passata inosservata oltre confine, così come in Italia dove nei giorni in cui a Lahore le folle si incendiavano, i penalisti italiani sono hanno manifestato la loro solidarieta’ ai colleghi pachistani che sono stati manganellati e/o arrestati. La Giunta dell’Unione Camere Penali Itraliane ha infatti inviato un telegramma all’ambasciata del Pakistan protestando “duramente per la nuova ondata di repressione che ha investito ampia parte dell’avvocatura pakistana impegnata a riaffermare l’indipendenza del potere giudiziario nel Vostro paese”. “L’UCPI – si legge ancora nel telegramma – rammenta come l’indipendenza e la libertà dell’avvocatura e della magistratura siano indispensabili alla salvaguardia dei diritti fondamentali degli individui e connotati irrinunciabili di uno stato di diritto”.

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