New Delhi, 17 marzo 2009. Si preannuncia piuttosto travagliato il finale della campagna elettorale.

L’OPPOSIZIONE: La rottura tra Arun Jaitley, leader anziano del Bharatiya Janata Party (BJP), e il presidente del partito Rajnath Singh, ha sicuramente danneggiato l’immagine del principale partito di opposizione. A provocare la frattura nelle file della destra hindu, è stata l’annessione alla coalizione di un discusso uomo d’affari indiano, avventua nel pieno della campagna elettorale. L’insorgere di questa situazione imprevista ha indebolito non poco l’immagine di coesione da sempre trasmessa dal BJP, che negli ultimi mesi ha tentato di sollevarsi dalla crisi di consensi subita nel 2008, puntando in particolare sul voto popolare e sulla creazione di nuovi legami con gli alleati all’interno della coalizione di destra dell’NDA.

IL FRONTE COMUNISTA: la sinistra indiana, rappresentata in particolare dal Communist Party of India (Marxist), ha lasciato intendere che dopo le elezioni potrebbe allearsi a coalizioni estranee al Congresso (il Congress Party rappresenta l’attuale maggioranza, ed è favorito alle elezioni di fine aprile inizio maggio) e al BJP, formando il cosiddetto Third Front (Terzo Fronte), con altri partiti nazionali e regionali di sinistra, mai come ora popolari nelle sconfinate aree depresse del paese. “Valuteremo l’evolversi della situazione e decideremo” ha dichiarato il segretario generale del CPI (M) Prakash Karat, nel giorno della presentazione del manifesto elettorale. Lo scorso anno, il CPI (M) e altri partiti di sinistra avevano ritirato il proprio appoggio al governo Singh come protesta per gli accordi sul nucleare civili siglati con gli Stati Uniti. Si trattò di un duro colpo per il Congress Party, la cui maggioranza alle elezioni era scaturita proprio dall’intesa con i comunisti indiani.

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