Esempio di drone

Islamabad, 22 Gennaio 2010. Presto gli Stati Uniti dovrebbero interrompere gli attacchi missilistici con i droni (aerei senza pilota) sui cieli del Pakistan settentrionale. Troppi gli ‘errori’ di mira compiuti negli ultimi due anni, nel tentativo di colpire i Talebani, al prezzo di altrettante vittime tra i civili innocenti. Tanto è bastato per mettere buona parte dei pakistani contro Washington e il governo di Islamabad, favorendo implicitamente gli stessi Talebani, divenuti più popolari tra i diversi gruppi etnici che vivono nella NWFP e nelle FATA, in prossimità del confine con l’Afghanistan, dove si ritiene al-Qaeda si stiano riorganizzando dall’11 Settembre. Uno dei motivi è stato appunto l’uso indiscriminato di droni armati con bombe, i quali più che costituire un’arma efficace si sono dimostrati una sorta di ‘roulette russa’ in grado di colpire all’improvviso, con precisione discutibile, qualsiasi bersaglio.

A quanto pare gli stessi vertici militari USA sembra se ne siano accorti, almeno da quanto ha affermato nei giorni scorsi il Segretario della Difesa americano Robert Gates, intervistato da Express TV di Isalmabad. In futuro non ci dovrebbero più essere attacchi con i droni, e questi aerei telecomandati saranno forniti all’esercito pakistano per assolvere esclusivamente allo scopo di aerei spia, usati per monitorare il territorio dall’alto e raccogliere informazioni strategiche. “Questi aerei senza nome sono stati molto utili, sia in Iraq che in Afghanistan” ha dichiarato Gates all’emittente televisiva pakistana. Secondo gli esperti di intelligence, presto gli Usa dovrebbero mettere a disposizione di Islamabad una serie di 12 droni Shadow, più piccoli e difficili da intercettare rispetto ai Predator e ai Reaper solitamente usati per i bombardamenti. Gli Shadow non sono però veivoli da combattimento, ma da perlustrazione,  dotati di sensori sofisticati che permettono il monitoraggio del territorio anche da altezze considerevoli, rendendoli in questo modo quasi invisibili.

Questo secondo le aspettative di Islamabad potrebbe bastare a risollevare i consensi verso il governo di Zardari e Gilani, giunto ai minimi storici a causa dell’interminabile serie di attentati interni al paese, divenuta tanto più feroce quanto maggiore è stato l’impegno dell’esercito pakistano al fianco degli Stati Uniti nell’offensiva anti-Talebani.

Se il risultato di un impegno militare nelle aree tribali è stato così disastroso, c’è da immaginare cosa potrà accadere se Islamabad accetterà le recenti richieste di Washington, estendendo la propria azione militare anche oltre la Linea Durand, quindi entro i confini afghani.

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