Islamabad 15 Gennaio 2009. Colpo di mano in Pakistan contro i terroristi del Lashkar-e-Taiba (LeT),
Immagine d'epoca della seconda guerra del Kashmir. Punto principale della disputa tra India e Pakistan
Immagine del Secondo conflitto del Kashmir, stato himalayano oggetto della contesa tra India e Pakistan

gruppo cui sono imputati gli attentati dello scorso novembre a Mumbai. Lo ha annunciato oggi a Islamabad il Ministro degli Interni Rehman Malik, nel corso di una conferenza stampa. Stando alle sue dichiarazioni, riportate in mattinata da Reuters India, le forze di sicurezza pakistane hanno chiuso 5 campi di addestramento gestiti dal LeT nel Pakistan orientale. Durante il blitz sono state tratte in arresto 124 persone, tra le quali diversi leader del LeT e dirigenti del Jamaat-ud-Dawa (JuD), sedicente associazione umanitaria inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche redatto dalle Nazioni Unite, in seguito agli attentati di Mumbai, costati la vita a 179 persone. In effetti, stando alle indagini eseguite dai servizi segreti indiani e statunitensi, dietro la facciata caritatevole del JuD, da tempo vengono addestrati, coordinati e finanziati gruppi terroristi del LeT, autori di numerosi attentati, a cominciare dal Kashmir, passando poi per le metropoli indiane, fino al Pakistan. Oltre ad arresti illustri, nel corso dell’operazione sono state interrotte le attività in 20 uffici, poi chiuse 87 madrasa, vietata la circolazione di pubblicazioni del JuD, e oscurati alcuni siti web.
La recente intensificazione degli sforzi dell’antiterrorismo pakistano, assieme ai risultati ottenuti, serve a lenire la crescente tensione politica tra India e Pakistan, seguita agli attacchi di Mumbai. Per quanto l’evenienza di un nuovo conflitto non sia mai stata concreta, i governanti di New Delhi, così come milioni di cittadini indiani, non hanno mai nascosto il loro risentimento per la scarsa cooperazione di Islamabad nella caccia ai responsabili. Ad alimentare la crisi iniziata a fine 2008 e tuttora in corso, ha contribuito poi il forte sospetto che dietro ai fatti della City indiana ci sia anche lo zampino dell’Isi, i servizi segreti pakistani. Pista ritenuta plausibile dall’intelligence di New Delhi sulla base di intercettazioni telefoniche e dichiarazioni, rilasciate dall’unico terrorista arrestato a novembre. Evenienza respinta con forza dal governo pakistano guidato da Asif Ali Zardari.
Volendo dare una chiave di lettura al colpo di mano attuato da Islamabad, potrebbe essere un segnale di apertura verso New Delhi, e una risposta alle ripetute sollecitazioni inviate nelle scorse settimane delle autorità internazionali, chiedendo a Zardari un impegno concreto nella lotta al terrorismo, andando ad estirpare le radici del Lashkar-e-Taiba. Obbiettivo che potrà essere perseguito fino in fondo solo facendo luce sulle ombre del governo pakistano, che dalla sconfitta dell’ex premier Musharraf nell’agosto 2008, non è ancora riuscito ad unificare il potere politico a quello militare.
Distensione o meno, per le truppe di India e Pakistan avvicinate al confine permane l’allerta. Colpa anche delle imminenti elezioni indiane, e della necessità di dare una dimostrazione di forza su una questione delicata come il terrorismo, soprattutto dopo gli attentati di Mumbai all’origine di un brusco calo di immagine per il premier Singh leader del Congresso. Il Pakistan ovviamente si adegua, consapevole della propria fragilità, e spinto dalla bisogno di ben figurare agli occhi delle autorità internazionali.

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