Medioriente

Il conflitto Israelo-Palestinese dal 1948 ad oggi.

Il conflitto Israelo-Palestinese dal 1948 ad oggi.

L’interminabile conflitto tra Israele e Palestina rappresenta il nodo cruciale del Medioriente. In molti auspicano una soluzione sostenibile, nella speranza di riportare ad una condizione di equilibrio i rapporti tra Occidente e Mondo Arabo. Per delineare meglio i momenti cruciali di oltre 61 anni di guerre, vittime e terrore, pubblichiamo la ‘scheda conflitto’ tratta dalla rivista Peace Reporter

Gaza, nuove bombe sui tunnel sotterranei

Gaza, nuove bombe sui tunnel sotterranei

Come rappresaglia all’uccisione di un proprio soldato vicino al confine con la Striscia, l’esercito israeliano ha bombardato di nuovo i tunnel che collegano Gaza all’Egitto. Per qualche istante si è temuta la fine della fragile tregua stabilita il 18 gennaio. Previsto per oggi l’arrivo di George Mitchell, inviato dal presidente Obama per spianare la strada dei negoziati.

Gaza, tregua a rischio. Presunto attacco palestinese al confine, risposta dell’aviazione israeliana

Tregua a rischio nella Striscia di Gaza. Israele accusa Hamas di aver violato il cessate il fuoco, uccidendo un soldato. Immediata la risposta di Tel Aviv, con un raid aereo su Khan Yunes. Il portavoce di Hamas Abu Zuhri nega ogni responsabilità, ma il ministro degli esteri Livini ritiene il gruppo fondamentalista responsabile.

Il reportage: storie di ‘fosforo bianco’ a Gaza, di Alberto Stabile (la Repubblica)

Il reportage: storie di ‘fosforo bianco’ a Gaza, di Alberto Stabile (la Repubblica)

Mentre prosegue la tregua nella Striscia di Gaza, sull’esercito israeliano piovono pesanti accuse di crimini di guerra. Tra questi c’è l’uso del fosforo bianco, arma proibita dal diritto internazionale se usata su persone o in aree densamente popolate, a causa degli effetti devastanti. Sotto esame poi l’uso di nuovi missili, in grado di uccidere attraverso schegge sottili delle dimensioni di un coriandolo. Tel Aviv comunque difende i propri soldati, organizzando uno ‘scudo’ protettivo legale per evitare ripercussioni. L’approfondimento tratto da la Repubblica di oggi.

Non tutti i riservisti israeliani accettano di tornare a combattere. L’intervista al sergente Yitzhak Ben Muha

Non tutti i riservisti israeliani accettano di tornare a combattere. L’intervista al sergente Yitzhak Ben Muha

Nelle fila dell’esercito israeliano figurano pochi ma agguerriti oppositori. Sono i “refusenik”, in particolare giovani riservisti che non accettano più di essere usati come strumenti per fini diversi dalla difesa di Israele. Le conseguenze del loro dissenso sono il carcere, l’isolamento sociale e l’oppressione di un regime che in tempi di guerra usa “il pugno di ferro contro chi non combatte”.
Pubblichiamo l’intervista di Michele Giorgio al sergente Ben Muha. “Qualche anno fa credevo che i nostri leader politici fossero effettivamente impegnati a trovare una soluzione di pace ma in seguito mi sono reso conto che la sofferenza di una intera nazione sotto occupazione e anche la condizione di tanti giovani soldati, sono all’ultimo posto delle priorità dell’establishment. Per questo oggi dico «Mai più» in nome del popolo palestinese e di tutti gli israeliani che rigettano l’occupazione. Mi sento ancora un combattente, ma ora solo per la pace”. Per la versione integrale accedi al blog

Ancora esplosioni nella Striscia di Gaza, ma la tregua sembra reggere. La testimonianza di Vittorio Arrigoni

Ancora esplosioni nella Striscia di Gaza, ma la tregua sembra reggere. La testimonianza di Vittorio Arrigoni

Nei media europei rimbalza la notizia del prolungarsi della tregua tra Israele e Hamas, ma nella Striscia l’esercito di Tel Aviv continua i bombardamenti, sebbene non si siano verificati nuovi lanci di missili da parte dei ‘terroristi’ palestinesi. Nel frattempo prosegue il lavoro di recupero delle vittime, e solo ieri la mezzaluna rossa ha estratto dalle macerie altri 95 corpi, ma la popolazione tenta di riappropriarsi di un’esistenza normale. “Gli uomini tirano un sospiro di sollievo e tornano a frequentare moschee e caffè, facilmente smascherabile è il loro atteggiarsi alla normalità, per i molti che hanno perso un familiare e per i moltissimi che non hanno più dove abitare. Fingono un ritorno alla routine per incoraggiare le mogli e i figli”. Il ‘day after’ visto da Vittorio Arrigoni

L’indagine: la nave fantasma e i flussi di armi verso Israele

L’indagine: la nave fantasma e i flussi di armi verso Israele

La fragile tregua tra Hamas e Israele da poco iniziata sembra destinata a durare. Così dal mare iniziano ad arrivare nuovi aiuti umanitari per arginare l’emergenza in corso nella Striscia di Gaza. Medicinali, cibo, vestiti e medici si preparano a sbarcare sulle coste meridionali del Mediterraneo, mentre nelle stesse acque è in corso una consistente movimentazione di armamenti di provenienza americana, che si sospetta possano essere «trasferite al governo di Israele in una emergenza, previo rimborso». Sulla questione sono andati a fondo Peter Danssaert, Sergio Finardi, Pavlos Nerantzis, Carlo Tombola e Mike Lewis della Omega Foundation, presentando un’analisi della situazione che pubblichiamo su Indika.

E’ tregua a Gaza, le ultime atrocità testimoniate da Vittorio Arrigoni

E’ tregua a Gaza, le ultime atrocità testimoniate da Vittorio Arrigoni

I palestinesi sono esausti di schiattare nell’indifferenza generale, e diversi accusano anche croce rossa internazionale e Onu di non fare abbastanza. Di non ottemperare in pieno al loro dovere, di non rischiare la loro vita per salvarne centinaia di altre. Andremo noi dell’ ISM, a piedi, con delle barelle, laddove l’umanità ha oltrepassato i suoi confini e si è eclissata. In qualsiasi stato che si definisce minimante civile, l’autodifesa è proporzionale all’offesa. In questi 20 giorni abbiamo contato 1075 vittime palestinesi, l’85% civili, più di 5000 feriti, dei quali più della metà sono minori di 18 anni. 303 i bambini orrendamente trucidati. Fortunatamente solo 4 vittime civili israeliane. Come a dire che per Israele il giusto bagno di sangue per vendicare ognuno dei suoi civili ammazzati, è quello di sterminarne almeno 250 della parte avversa.

La resistenza palestinese nei Territori Occupati

La resistenza palestinese nei Territori Occupati

L’esercito israeliano sta mettendo a ferro e fuoco la striscia di Gaza. Sono centinaia le vittime, in maggioranza tra i palestinesi, tra i quali molti civili, vecchi, donne e bambini. Le ragioni del massacro architettato da Tel Aviv sotto il nome di operazione Piombo Fuso, sono l’eliminazione della struttura di Hammas nella Striscia, e la fine dei lanci missilistici da parte dei miliziani palestinesi in Negev. Per quanto Israele stia tentando di spacciare l’attacco come un’azione militare difensiva, la sproporzione del numero delle vittime e dell’arsenale bellico in campo, sta svelando i tratti dell’ennesima strage in territorio palestinese, chiudendo per giunta ogni spiraglio per una futura pace. Fino ad ora noi di Indika ci siamo occupati di Asia, tuttavia nell’autunno del 2007 eravamo proprio in Palestina come osservatori internazionali, in città quali Nablus, Hebron, Ramallah e Gerusalemme. Da quel viaggio abbiamo portato a casa racconti, sensazioni e immagini, che oggi riproponimo.