Capitolo 1

Percorsi storici. A cura di Monica Guidolin

 

“L’India si è svegliata alla vita e alla libertà”, dichiarò Nehru all’alba dell’indipendenza. Povertà di massa da un lato, slancio di grandi centri terziari a vocazione mondiale dall’altro, queste due realtà dell’India contemporanea coesistono in seno ad una crescita galoppante dell’intero continente asiatico. Paese in piena trasformazione, l’India ha toccato la soglia del miliardo di abitanti nel 2000 e, secondo gli esperti, dovrebbe sorpassare la popolazione cinese entro il 2030. Quale sarà l’impatto del decollo indiano nel momento centrale della mondializzazione dei servizi per i quali questo paese dispone di vantaggi comparativi accertati e di una mano d’opera qualificata abbondante ?

A fronte di un’esplosione economica che colloca il paese sul mercato mondiale, l’India dovrà affrontare le sue sfide interne, in particolare quella della povertà e quella di una sostenibilità ambientale già critica in tutte le grandi aree urbane del paese.

La formazione dello Stato coloniale

1909, British Indian Empire. Imperial Gazetteer of India

A partire dal 1400 si assiste al segno di una ripresa in tutto il mondo: dall’Europa occidentale alla Cina ci fu la ricostituzione di un nuovo sistema economico mondiale, un sintomo fra i più importanti dell’inizio di una nuova epoca storica destinata a perdurare fino al periodo a cavallo fra la fine del 1700 e l’inizio del 1800.

A fronte di queste considerazioni si può parlare di inizio dell’Età moderna caratterizzata da sei elementi fondamentali:

  1. Ricostituzione di un’economia mondiale caratterizzata da commerci di lunga distanza sempre più intensi ed importanti;
  2. Allargamento delle frontiere esterne, conquista del Nuovo Mondo;
  3. Allargamento delle frontiere interne, processo nel quale si potè assistere allo sterminio delle popolazioni definite “selvagge” – tribali e nomadi – da parte delle popolazioni sedentarie;
  4. Una crescita demografica che corrispose alla crescita economica;
  5. Diffusione considerevole di nuove tecnologie rispetto al periodo precedente anche se limitate rispetto a quello seguente;
  6. Centralizzazione e crescita del potere da parte degli stati (in India esempio rappresentato dall’impero Moghul, modello di stato centralizzato).

A partire dal 1500 sarebbe, quindi, esistito un nucleo centrale e dominante del sistema economico mondiale, coincidente con una parte dell’Europa occidentale; il resto del mondo, al contrario, sarebbe stato inquadrato nel nuovo sistema in posizione subordinata.Recentemente, tuttavia, la tesi della superiorità dell’Europa sull’Asia nel periodo dal 1400 alla fine del 1700 è stata messa in dubbio. In particolare si è sostenuto che non l’Europa, ma in prima istanza la Cina e subito dopo l’India erano le aree più sviluppate del globo. Tale tesi viene a scontrarsi con la posizione della storiografia prevalente da sembrare quindi difficile da accettare. Tale tesi però si basa sul fatto che dal 1400 alla fine del 1700 e, nel caso della Cina, fino ai primi decenni del 1800, l’Europa non fu in pratica in grado di produrre nulla che avesse un mercato in Asia. Viceversa, in Europa – e nel Nuovo Mondo – vi fu una richiesta continua e crescente di beni lavorati e semilavorati prodotti in Asia. I prodotti richiesti non erano solo spezie e the, bensì porcellane cinesi, tessuti di lino e di seta indiani. Si trattava cioè di beni la cui produzione comportava l’utilizzo di capitale finanziario, un’organizzazione del lavoro di tipo industriale e, nel caso delle porcellane cinesi, ingenti quantità di capitale fisso.

Certamente l’impiego di macchine era limitato e lo sforzo d’innovazione tecnologica assente, per la semplice ragione che la forza lavoro, altamente specializzata, era abbondante e a buon mercato. Iniziò quindi un commercio attraverso l’Europa che vedeva protagonisti da un lato il Nuovo Mondo ricco d’argento e dall’altro l’approdo di questo argento in Asia – via Europa –  in cambio di tessili e porcellane. Il fatto che l’India vendesse montagne di tessuti lavorati o semilavorati all’Occidente, ricevendone in cambio fiumi di metallo prezioso, è stato visto come una prova della superiorità dell’Occidente. In verità l’introduzione di una grande quantità di argento dal Nuovo Mondo in India, grazie a questa rete di tratte commerciali, permise all’India un riavvio non indifferente della circolazione monetaria. Tra gli europei coinvolti nel commercio intrasiatico, gli inglesi furono coloro il cui peso prima economico e poi politico-militare divenne preminente rispetto a quello delle altre potenze europee attive nell’Oceano Indiano.

Fu proprio nella seconda metà del 1500 che l’India visse questo periodo di cambiamento economico e che fu unificata sotto il controllo dell’impero Moghul impero con ambizioni panindiane e impegnato in un processo di centralizzazione paragonabile a quello delle coeve monarchie assolute dell’Europa occidentale. Il vero creatore della potenza Moghul fu Akbar (= “Il Grande”) che regnò dal 1556 – 1605. L’impero Moghul raggiunse il suo apogeo proprio grazie al governo di Akbar e rappresentò un esempio straordinario di forza politica accentratrice, di tolleranza religiosa e culturale, di interesse per le arti e per la cultura. Grazie all’impero della dinastia Moghul, dinastia d’origini persiane, ci furono una completa riorganizzazione dell’amministrazione provinciale e una serie di trasformazioni socioeconomiche profonde. Alla fine del 1600 la Compagnia Inglese delle Indie Orientali, la East India Company, aveva gradualmente aumentato il volume dei propri affari fino a superare, all’inizio del 1700, la compagnia Olandese come la principale esportatrice di merci asiatiche in Europa. La East India Company oltre ad una serie di stabilimenti commerciali in varie parti dell’India, possedeva tre basi fortificate principali: l’isola di Bombay, il Fort St. Gorge destinato a diventare il nucleo attorno Madras e l’insediamento di Calcutta in Bengala.

In verità ad aprire le rotte dell’Oceano Indiano verso l’Asia furono da primi i Portoghesi – di cui rimane come testimonianza la città di Goa, sulla costa occidentale – seguiti da Olandesi, Francesi e Inglesi. Ma mentre i primi due non insisteranno più di tanto sull’ottenimento di un punto strategico nel subcontinente indiano, Francesi e Inglesi si disputeranno il controllo di alcune zone. In questo periodo la situazione in Europa si riflette inevitabilmente nel subcontinente: infatti lo scoppio della guerra di successione austriaca in Europa (1740 – 1748) e la comparsa delle navi da guerra di Sua Maestà britannica nell’Oceano Indiano, presto seguite da quelle della marina francese, finirono per coinvolgere le compagnie inglesi e francesi nel conflitto armato. La guerra tra inglesi e francesi in India si concluse grosso modo con la fine della guerra dei sette giorni: con il trattato di Parigi del 1793 la vittoria fu soprattutto nelle mani degli inglesi, ai francesi restava il dominio su Pondicherry (Tamil Nadu, sud dell’India).

Pian piano la East India Company conquistò il Bengala che divenne il centro del potere britannico in India, con capitale Calcutta, e si assistette ad una continua smania di arricchimento, rappresentata da una rapida crescita di potere territoriale e militare. Alla metà degli anni Sessanta del 1700 la Compagnia inglese delle Indie Orientali, pur mantenendo il proprio ruolo di grande società per azioni dedita alla gestione dei commerci, si era trasformata in una grande potenza territoriale. Questa trasformazione della Compagnia da potenza commerciale a potenza soprattutto territoriale era stata la risultante delle iniziative dei funzionari della Compagnia in India, risultante della mancata comunicazione tra Londra, dove i direttori non erano contenti della politica adottata, e l’India stessa, dove agivano senza scrupoli i funzionari. Nel 1784 una nuova legge pose le basi di quello che sarebbe stato il sistema politico con cui l’Inghilterra avrebbe governato l’India:

–          creazione in Inghilterra di un comitato di controllo con ampi poteri di indirizzo sulle iniziative di natura politica della Compagnia, vale a dire un controllo diretto del governo di Sua Maestà.

–          conferimento di poteri amplissimi al governatore generale, ciò che gli dava la possibilità di decidere indipendentemente dal suo consiglio. Da questo momento in poi il governatore generale cessa di essere il rappresentante dei direttori per diventare un rappresentante del governo inglese.

La rivolta dei sepoys e la fine del dominio della East India Company

 

Mutiny of sepoys.

 

 

Nel 1857 ci fu la grande rivolta dei sepoys (truppe indigene al servizio di una potenza europea), che si concluse in una gigantesca esplosione di violenze: fu la prima significativa manifestazione del popolo indiano contro il dominio britannico, rivolta che alla fine alimentò solo odio e violenza dilagando in scontri, uccisioni, ferimenti.

La causa scatenante di questo malcontento fu la diffusione della notizia che le cartucce del fucile Enfield, allora in distribuzione tra le file dei soldati, fossero unte con grasso di vacca e di maiale, e che la sequenza prestabilita di movimenti prevista per il caricamento del fucile comportasse l’afferrare con i denti le cartucce in questione. In questa situazione di tensione, il 10 maggio 1857 i sepoys di stanza a Meerut, una guarnigione militare a ca 70 km a nord di Delhi, si ammutinarono, e, favoriti dalla maldestra reazione dei loro ufficiali, marciarono sull’antica capitale dei Moghul. La lotta divenne uno scontro tra tutti coloro che avevano in qualche modo risentimento nei confronti degli inglesi e le truppe europee. In seguito a tale fatto e ad una situazione generale totalmente in crisi e fuori controllo, il 2 agosto 1858 il governo dell’India venne assunto direttamente dalla Corona britannica. In questo modo colui che fino a questo momento era governatore generale assunse il titolo di vicerè.

Il 1858 segnò la fine del dominio della East India Company e il passaggio dell’India sotto il diretto controllo della Corono britannica. La Compagnia a causa della sua errata politica di espansione diede origine ad un grosso deficit che la Corona ereditò nel 1858. Tuttavia si trattò di un deficit il cui pagamento divenne responsabilità del nuovo governo indiano della Corona, cioè dei contribuenti indiani. In questo modo ironicamente gli indiani finirono per pagare i debiti contratti dagli inglesi per conquistare l’India. La politica economica della Compagnia operò un drastico sfruttamento delle risorse, in particolare diede una precisa impronta all’economia indiana da non permettere a quest’ultima di avanzare veramente. Gli inglesi si impegnarono fin da subito a dividere in modo netto il sistema giudiziario da quello amministrativo. Paradossalmente le nuove leggi britanniche rappresentarono un potente contributo alla “brahmanizzazione” della società indiana. La precedente politica della Compagnia diede un contributo potente ad avviare quel processo involutivo della società indiana che nel corso della prima metà del 1800 avrebbe portato all’emergere dell’India tradizionale: un’India economicamente stagnante e culturalmente lacerata fra gruppi religiosi diversi; un’idea di India immutabile uguale a se stessa da tempo immemorabile. Con l’inizio del XIX secolo ci furono dei rivoluzionari mutamenti economici e politici in tutto il mondo: le rivoluzioni americana prima e francese poi e la sequela napoleonica portarono a delle grandi trasformazioni traducibili in:

– solidità politica;

– ricchezza economica;

– potenza militare.

La conseguenza di queste trasformazioni portarono al nascere di un sentimento di potenza e d’imposizione di dominio diretto o indiretto su parti cospicue dell’Asia, poi dell’Africa mediterranea, infine dell’Africa subsahariana. A partire dal 1800 si assiste ad un processo gerarchico in cui cambia la visione e la percezione del mondo e dei suoi abitanti. Si assiste ad un’evoluzione ideologica che, ovviamente, era legata alla necessità di dare una giustificazione etico-culturale al riordino in senso gerarchico dell’economia mondiale, un riordino imposto e mantenuto con la forza delle armi. Esempio illuminante del clima di questo periodo fu la pubblicazione a Londra nel 1817 della “History of British India” di James Mill. Egli, che non era mai stato in India, descriveva gli indiani come “dissimulatori, traditori, bugiardi…”. Il pensiero permeante la cultura europea dell’epoca era quello di una netta superiorità dell’Occidente sul resto del mondo, in una visione di missione civilizzatrice.

 

Bibliografia:

M. Torri, Storia dell’India, Edizioni Laterza, 2000.

S. Wolpert, Storia dell’India, Bompiani, 1998.

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published.