Presidente di Arghyam e di Pratham Books, Rohini Nilekani da tempo è impegnata in prima linea perché una gestione più sostenibile delle risorse idriche  in India sia possibile. A questo scopo è nato India Water Portal, una piattaforma internet che permette di raccogliere e condividere informazioni utili sulla questione.

Ciò su cui Rohini Nilekani pone l’attenzione è il sistema delle acque sotterranee o superficiali, principale risorsa idrica nel sub continente indiano. Mentre le falde freatiche alimentano gran parte della crescita dell’India, le sue riserve in esaurimento necessitano di una regolamentazione e di un massiccio sforzo nazionale per poterne potenziare il regime effettivo.  Che ci sia una crisi idrica, l’India lo sa. I fiumi sono sempre più inquinati, i cicli monsonici soffrono sempre più di un’irregolarità che aumenta la forbice tra precipitazioni abbondanti e concentrate in pochissimo tempo, e dilatazione della stagione secca con aumento dei periodi di siccità. I laghi si stanno prosciugando e riempiendo di acque nere, soprattutto nei centri urbani. Le infrastrutture che regolamentano la distribuzione idrica  sono spesso molto obsolete, non funzionanti. In molti casi mancano totalmente.

 

Source World Resources Institute
Source World Resources Institute, Indiatoday Magazine

 

Per centinaia d’ anni, pozzi aperti per attingere alle falde acquifere superficiali sono stati progettati e costruiti. In un territorio prevalentemente rurale, gli abitanti avevano regole generali che hanno permesso loro di utilizzare l’acqua in modo sostenibile sfruttando soprattutto i cicli monsonici maggiormente prevedibili. Questo è ancora visibile in alcune aree circoscritte. L’india post indipendenza, in particolare a partire dagli anni settanta, ha cambiato completamente il modo di usare e sfruttare le sue riserve sotterranee. Si aggiunga poi un aumento demografico progressivo, massicci fenomeni migratori dalle campagne alle città, il cambiamento climatico. L’indicatore più significativo è che la quota delle acque sotterranee per l’irrigazione è salito dal solo 1% tra il 1960-61, al 60% tra il 2006-07. L’India è oggi il più grande utilizzatore di acque sotterranee di tutto il mondo. Ne estrae più di Cina e Stati Uniti. Con circa 30 milioni di pozzi, tra cui quelli trivellati e i vecchi pozzi aperti o cisterne, si estraggono 250 km cubi di acqua: l’85% fornisce l’acqua per il sistema di acquedotti, il 60% le necessità agricole, il 50% il fabbisogno di acqua dei centri urbani. La grande ironia, sostiene Rohini Nilekani, è che, nonostante questo quadro preciso, gran parte degli investimenti pubblici in India sono andati per la costruzione di dighe e canali d’ irrigazione, con enormi condutture di acqua potabile convogliata verso le crescenti esigenze del settore energetico. In sostanza, in India, l’estrazione delle acque sotterranee è una impresa privata. La maggior parte dei pozzi indiani sono di proprietà e gestiti da privati. La risposta del governo centrale e degli altri stati, appare ancora troppo lenta. Il regime idrico delle falde freatiche dovrebbe essere mappato, salvaguardato da abusi e inquinamento, nonché studiato per trovare soluzioni di ri-fornimento.

Source: census 2011
Source: census 2011, Indiatoday Magazine

Secondo uno studio condotto dall’ Università di Jadavpur, Calcutta, nella pianura fluviale Ganga-Meghna-Brahmaputra, 66 milioni di persone sono a rischio di fluorosi (intossicazione da fluoro) e ben 500 milioni da problemi di salute causate dalla presenza di  arsenico. Per non dimenticare l’immenso problema della contaminazione fecale, mancando completamente una rete fognaria solida e sicura.

La mancanza di informazioni strutturate obbliga a lavorare per un lavoro sistematico di rilevamento delle risorse idriche presenti, mettendo i dati ottenuti a disposizione di ogni cittadino. “Rendere le acque invisibili, visibili a tutti” è il motto di Rohini Nilekani, in modo che le persone possano essere maggiormente informate e prevenire gli abusi. Occorre poi razionalizzare l’uso delle acque  sulla base delle caratteristiche geologiche del territorio. Le ONG impegnate su questo fronte insistono nell’approccio partecipativo delle persone, incoraggiando il concetto di amministrare le acque piuttosto che sfruttarle. Ad una buona politica pubblica, infatti, occorre  una campagna di sensibilizzazione e di informazione sulle risposte comportamentali di tutela e rispetto dell’acqua.