Giunge da Davide Torri la proposta della seconda lettura suggerita per Natale. L’opera scelta è di Alessandro Scotti, pubblicata da ISBN Edizioni (2007). 416 pagine, 17 euro.

Narcotica e’ un libro potente: il racconto di un viaggio lungo una pista che si snoda  lungo diversi continenti.  Attraverso giungle tropicali, deserti e altipiani, caserme fatiscenti , carceri, avamposti militari in mezzo al nulla, villaggi fortificati, rovine.  Alessandro Scotti ha mirabilmente documentato, in un reportage che ha dell’incredibile, un viaggio durato sei anni lungo le rotte che, come le antiche vie carovaniere, solcano paesaggi impraticabili per portare una merce preziosa e proibita in Occidente. Contadini, Trafficanti, guerriglieri, pirati, spacciatori, consumatori, funzionari, guardie di frontiera, polizia, paramilitari, eserciti: una umanita’ varia, a volte contrapposta, spesso disperata, impegnata in una battaglia invariabilmente senza esclusione di colpi sia che si tratti di guadagnare pochi spiccioli, una dose o ingenti fortune, trova spazio nelle pagine – corredate da immagini drammatiche, spesso cruente – di Scotti. Pagine  che ci raccontano di un universo mutevole, variegato e sfuggente fatto ora di fame e dignita’, ora di crudelta’ e perfidia.

Attraverso il racconto in prima persona, l’autore ci conduce in luoghi e contesti che spesso sentiamo nominare, circonfusi di un alone leggendario, semi-mitologico  (il Triangolo d’Oro, la cordigliera delle Ande, l’Africa occidentale, l’altopiano iranico, la frontiera tra Pakistan ed Afghanistan, i Caraibi) e ce li illustra attraverso una serie di aneddoti e riflessioni, brani di conversazioni, instantanee rubate prima e dopo gli spari o le corse forsennate per mettersi in salvo. La prosa e’ diretta, quasi a corollario delle immagini che la accompagnano in bianco e nero. Un bianco e nero in cui e’ difficile tuttavia assegnare le parti, tracciare una linea netta, formulare un giudizio. Come l’autore ci ricorda, citando una nota legge fisica troppo spesso sottovalutata, l’osservatore non solo descrive il fenomeno, ma anche vi incide in maniera fondamentale.

E’ un peccato – e questa e’ forse l’unica pecca che riesco a trovare –  che il libro si interrompa proprio all’ultima tappa del viaggio che la droga compie prima di entrare in Europa o in NordAmerica: restano inesplorate le connessioni ultime, le vie di ingresso, i meccanismi di distribuzione a pioggia sul territorio di questa merce passata di mano in mano, di luogo in luogo, per convergere nelle nostre citta’ di provincia cosi  come nelle metropoli, in paesaggi che ci sono piu’ familiari, meno esotici.

Per concludere, una riflessione sorta dalla lettura di questo libro: in questi anni di globalizzazione, il flusso costante di merci prodotte in un luogo e consumate in un altro e’ arrivato a collegare – non in teoria, ma in pratica – produttori, consumatori e mediatori in una rete di rapporti sociali come mai prima d’ora. La droga puo’, a pieno titolo, vantare di essere stata una delle prime merci  globalizzate del Ventesimo Secolo,  in grado di generare altissimi profitti da riciclare o ‘reinvestire’ poi nell’economia legale.  Come altre tristi mercanzie (esseri umani, armi…), in un mercato sensibile solo ed esclusivamente al profitto, restera’ in offerta, se non in saldo, ancora a lungo.

Davide Torri