Venezia, 07 Ottobre 2009. Ci voleva proprio un libro sull’economia indiana lontano dall’autoreferenzialità di molte pubblicazioni del genere.

India e Nordest: il mercato del terzo Millennio
India e Nordest: il mercato del terzo Millennio

A seguire presentiamo un’opera pulita, puntuale, che è riuscita ad affascinarmi e sicuramente farà altrettanto con chi si prenderà del tempo per scoprire, pagina dopo pagina, quella che sembra una prima assoluta nella letteratura di settore. Oltre ai contenuti, ciò che distingue l’opera edita da Libreria Editrice Cafoscarina (Venezia) è l’approccio adottato dall’autore Stefano Beggiora, capace di coniugare come mai prima, anni di esperienza nella ricerca ‘sul campo’, ad un’intensa attività accademica, che lo ha visto agire quale mediatore e promotore di un crescente interscambio tra università e imprese. Il denominatore comune è l’India ovviamente, di cui Beggiora è un profondo conoscitore, studioso, viaggiatore e appassionato.

India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, è il titolo dell’opera, orientata all’analisi e all’approfondimento di molteplici esperienze imprenditoriali, che in pochi decenni hanno creato forti legami tra l’area più produttiva d’Italia (il Nordest appunto), con la seconda economia più vivace d’Asia (l’India). Il lavoro di ricerca è stato svolto dall’autore, per conto del Fondo sociale europeo (FSE) e della Regione Veneto, presentando parte dei risultati in quest’opera. Non aspettatevi però tappeti rossi o passerelle per celebrare i successi di questa industira o quella istituzione. Il mercato indiano è eccezionale, nel bene e nel male. Per cui, tra le numerose opportunità riservate a quanti detengono conoscenze e abilità per coglierle, si insinuano difficoltà talvolta insormontabili, capaci di scardinare i business plan più solidi. Nella ricerca di Beggiora, da lui stesso definita un “lavoro in progress“, trovano spazio casi studio, riportando testimonianze dirette di imprenditori, manager e altri promotori del binomio Italia-India, con i giusti spazi per le critiche. Ecco che, dopo il primo capitolo introduttivo sul sistema India (Quadro macroeconomico), la pubblicazione prosegue con un secondo capitolo (L’India un Paese a rischio?), in cui si analizzano alcune importanti criticità interne, che non di rado hanno agito da spaventapasseri per gli investimenti stranieri, in primis quelli occidentali.

A seguire, l’attenta alternanza di statiche, indici e dati numerici, con le testimonianze dirette di operatori italiani e indiani, rendono un quadro esasustivo del come imprese italiane e indiane interagiscano, proponendo spunti di grande utilità, rivolti a alle future ‘generazioni’ di investitori, manager e studenti interessati all’India. Burocrazia e diversità culturale sono alcuni dei principali limiti (lo studio ne approfondisce altri) al successo nel mercato indiano. Contrariamente, l’adozione di strategie ‘concilianti’, a partire dall’impiego di personale italiano ‘consapevole’ e preparato ad affrontare le dinamiche indiane, costituisce un elemento chiave, se non per il successo in termini assoluti, al corretto inserimento di un’azienda nello scacchiere del Subcontinente. In tale contesto si inserisce l’Università italiana, presa febbrilmente a formare e sfornare esperti di economia, commercio estero, management e relazioni internazionali, che nel caso dell’India non sempre sono all’altezza. Ecco che, figure fino a ieri snobbate dal sistema economico nazionale per via di una formazione vista (erroneamente ndr) come relegata ad un contesto squisitamente umanistico, o ‘inutilmente’ culturale, oggi rappresentano dei fattori chiave in grado di fungere da ponte tra le peculiarità del Nordest e le complessità indiane. Emblematico in tal senso un estratto dall’arringa introduttiva del Prof. Gian Giuseppe Filippi: “Giovani imprenditori e manager hanno l’opportunità di apprendere all’Università i metodi d’approccio, la cultura, le categorie comportamentali e, non ultima la lingua. Si, perchè se è vero che tutti gli indiani possono esprimersi in inglese, è altrettanto vero che, lo conoscono come una lingua straniera, spesso poco e male, analogamente agli italiani. Una conoscenza leggera di hindi, vera lingua franca del Subcontinente, ha il potere, anche psicologico, di infrangere le barriere millenarie culturali che separano un italiano e un indiano impegnati in una trattativa d’affari”.

In conclusione, il valore dell’analisi di Beggiora risiede, a mio avviso, nel riconoscere la necessità di puntare su nuovi modelli formativi, onde creare generazioni di giovani preparati ad affrontare le dinamiche della globalizzazione (nel caso dei mercati), aiutandoli a sperimentarle da dentro, grazie ad una crescente interazione con le imprese.

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