A picture leads to the form it represents and this [leads] to the meaning, just as the shape of a line leads one to letters and words, and from there the sense can be found out. Although in general they make pictures of material resemblances, the European masters express with rare forms many meanings of the created world and [thus] they lead those who see only the outside of things to the place of real truth. However, lines [khatt, writing, calligraphy] provide us with the experiences of the ancients and thus become a means to intellectual progress.”

home-page-image-with-creditCosì scriveva Abul Fazl (1602), il grande cronista presso la corte dell’imperatore Akbar, riflettendo sul rapporto tra parola e immagine, tra ciò che è  linea (Khatt) e ciò che è immagine (Tasvir). In tutto il mondo islamico, l’arte della calligrafia è tenuta in grande considerazione, più della pittura dove l’artista è  percepito come qualcuno che si appropria della creatività di Dio. Curatrice del progetto “Going Global in Mughal India“, Sumathi Ramaswamy, professoressa di Storia e Studi Internazionali Comparati presso la Duke University, si pone come obiettivo quello di esplorare le caratteristiche del muraqqa ‘ di tradizione persiana, l’ album imperiale dalla veste sontuosa, ricreandone uno perfettamente simile all’originale in forma digitale. Descritto da Elaine Wright come “a fine art cousin of a modern scrapbook,” l’imperiale muraqqa’ era una collezione di disegni (Tasvir) e opere calligrafiche (Khatt) assemblati da un mecenate, di solito l’imperatore stesso, tra alcuni dei più bei dipinti realizzati dal suo atelier. Questo album digitale è totalmente alimentato dalla forza dell’immagine, dove parole e testi esplicativi accompagnano ogni foto, in un continuum di immagine-testo di grande modernità. L’album di Sumathi utilizza la tecnologia digitale per portare l’immagine e la parola in un complesso rapporto dialettico e rendere così omaggio a questa arte importante e intrigante del libro imitando alcuni aspetti della sua forma, adattandolo naturalmente ad un progetto scientifico del ventunesimo secolo. Come per i grandi album di Jahangir e  di Shah Jahan, l’autrice ha qui riunito una serie eclettica di dipinti, stampe e fotografie di oggetti che attraversano generi e periodi storici, cercando di evocare lo spirito dell’album Mughal, seppure digitalmente.

Supportato dal Franklin Humanities Institute presso la Duke University, Sumathi Ramaswamy ha intrapreso questo progetto come uno storico  interessato a documentare le pratiche cartografiche nel subcontinente indiano, con una preoccupazione princiaple:  “the calculated display” del globo terrestre nella cornice di ciascuna opera.

Per chi fosse interessato e appassionato di arte Mughal rimandiamo all’album on line

L’AUTORE

Storica dell’Asia meridionale e dell’impero britannico in India, Sumathi Ramaswami ha indirizzato la sua ricerca verso i visual studies, e la storia della cartografia nel subcontinente. Tra le sue recenti pubblicazioni ricordiamo: The Goddess and the Nation: Mapping Mother India (Duke University Press, 2010); and two edited volumes, Barefoot Across the Nation: Maqbool Fida Husain and the Idea of India (Routledge, 2010), and Empires of Vision (co-edited with Martin Jay, Duke University Press, 2014).

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