Spetta al bel libro intitolato “Italian cricket club” aprire la rassegna di letture consigliate per le feste di Natale che Indika ha deciso di promuovere in questa fine d’anno.  Dalla saggistica, alla narrativa cercheremo di offrire alcuni spunti di lettura allo scopo di promuovere opere di giovani autori e di case editrici meno conosciute al grande pubblico. Di certo, al centro dei temi trattati restano le vicende legate al subcontinente indiano ….Un regalo che Indika fa a tutti i suoi lettori e affezionati. Questo primo appuntamento dà voce ad un interessante lavoro fatto a tre mani  incentrato sul ruolo che il gioco del cricket svolge tra le comunità indiana, pakistana e bangladese in Italia. L’opera è edita da  add editore, Torino.

Il gioco dei nuovi italiani, add Editore

Giacomo Fasola, Ilario Lombardo, Francesco Moscatelli

Italian Cricket Club

Prezzo 14 euro

Pagine 192

Uscita ottobre 2013

isbn 978-88-6783-026-8

 

«Non ci sono solo i fuoriclasse del calcio, Balotelli ed El Shaarawy: le facce della nuova Italia multietnica si chiamano anche Kamal Kariyawasam e Niranga Nayanajith, portieri di condominio, star del cricket, campioni di integrazione.»

In molti angoli d’Italia c’è un parco dove ogni domenica pachistani e indiani sikh incrociano le mazze, dimenticando le tensioni fra i loro Paesi di origine. Miracoli del cricket, il secondo sport più praticato al mondo. Sono scene che ai nostri occhi sembrano curiose, ma che nascondono la lunghissima tradizione che questo sport si porta dietro. In quei campi, spesso contesi alle partite di pallone degli italiani, si cela un mondo fatto di mille destini che si incrociano e che hanno trovato una casa in Italia. Italian Cricket Club è un viaggio alla scoperta del Subcontinente indiano o, meglio, della sua versione tricolore: immigrati dello Sri Lanka e del Pakistan, indiani e bangladesi, prime e seconde generazioni che in Italia hanno importato il loro sport nazionale. “In tutta l’area  – citando l’introduzione a pagina 13 – il cricket è una specie di religione, praticata per le strade come nei grandi stadi e officiata da milioni di tifosi”. In quei campetti, dietro l’eleganza del cricket, dietro i suoi rituali antichi ma sempre fedeli a se stessi, c’è qualcosa di più di uno sport: c’è un esperimento sociale di integrazione, che prova a spazzare via confini geografici e culturali, e c’è un paradosso, perché qui, in campo, è l’italiano “lo straniero”.  Per tale ragione, l’esperimento dei tre giovani autori è riuscito perfettamente: attraverso le storie dei protagonisti, non solo si declina inevitabilmente la storia stessa di questo sport, ma si aprono delle finestre di “indagine sociale” di estremo interesse, che vanno a toccare temi delicati di grande attualità, dal diritto di cittadinanza e ius soli, a temi di carattere antropologico come il senso di appartenenza di un gruppo umano, la forza delle origini, il senso di sradicamento mutuato attraverso il collante che lo sport di squadra riesce a generare, il concetto di identità, sempre più molteplice e multiforme a dispetto di una “monoliticità” che ancora oggi alcuni rivendicano in nome di un’immobilità sociale che infondo non è mai esistita. Gli attori di questa “storia italiana del cricket” ci costringono ad abbracciare l’intera penisola: dalla Genova di Pashupatti, dove il cricket arrivò nel 1893 con il calcio e i marinai inglesi, ai 3 mila giocatori di Milano, che da anni aspettano un campo. Dalla «guerra» di Brescia, scoppiata per un regolamento comunale anti-cricket che ha portato in piazza 20.000 immigrati, all’enorme comunità sikh di Novellara che nella pianura padana ha ricreato un pezzo di Punjab, loro terra d’origine. Per non dimenticare poi i bengalesi che lavorano nei cantieri navali adriatici. E poi ci sono gli italiani: vecchi e nuovi. La Nazionale di cricket, salita fino al ventesimo posto nel ranking mondiale è un singolare amalgama fra oriundi (figli o nipoti di emigranti partiti nel Novecento per il Sudafrica e l’Australia) e immigrati asiatici. “Per noi questo sport ha rappresentato una lente attraverso cui guardare la succursale italiana del subcontinente”, scrivono gli autori a pagina 15, un elemento in più per comprendere come il cricket, a leggerlo con gli occhi giusti, sia davvero l’immagine della nuova Italia che sta crescendo.

Si tratta di una lettura veloce, agevole a tratti avvincente. La parola è data totalmente ai protagonisti delle storie qui raccolte, in un’alternanza  tra il racconto e l’analisi che solitamente si affida alla saggistica. In questo caso, l’espediente narrativo è uno specchio sulle realtà dell’immigrazione, dell’integrazione nel nostro paese, e di riflesso una lente di ingrandimento sulle vicende storiche che hanno segnato la geografia culturale dell’Asia meridionale. Da sport elitario settecentesco, il cricket diviene sport popolare, elemento di riscatto per le antiche colonie. Una lettura adatta ad ogni tipo di pubblico, per la sua chiarezza espositiva e trasversalità tematica.

 

Giacomo Fasola è nato a Como, ha 30 anni, è redattore di «Style-Corriere della Sera». Con Edoardo Scognamiglio ha realizzato il documentario Wir haben keine Angst-Noi non abbiamo paura, sui mondiali del 2006 e gli emigrati italiani in Germania. Ilario Lombardo è nato a Cosenza, ha 29 anni, lavora al «Secolo XIX». Ha scritto per diverse testate nazionali, tra cui «Avvenire» e «Diario». Si occupa di politica e cronaca, con un occhio a cultura e spettacoli. Dopo Milano e Genova, oggi vive a Roma. Francesco Moscatelli è nato a Cantù, dove nel 2005 ha assistito alla prima partita di cricket della sua vita nel parco in cui di solito giocava a calcetto con gli amici. Oggi ha 30 anni e vive a Torino. Lavora alla «Stampa»

Per ulteriori dettagli:

info@addeditore.it – 011 5629997

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.