Da tempo avevo accumulato sullo scaffale una pila di libri a me particolarmente cari, con l’intenzione prima o poi di segnalarli all’interno di Indika. Finalmente sono riuscito a trovare il tempo per farlo, pertanto vi propongo una carrellata di riferimenti bibliografici mirati, che spaziano dal Subcontinente indiano al Medio Oriente. Non riesco a scrivere la ‘mia’ recensione, tuttavia riprendo la presentazione direttamente dalla quarta di copertina. Tutti i libri proposti sono a mio parere di grande interesse e ne consiglio vivamente la lettura.

ISIS, il marketing dell’apocalisse

Di Bruno Ballardini

Baldini & Castoldi 

Un estratto dal testo: “La liberalizzazione del mercato della guerra… inaugurata da Bush, dando un grande impulso alla creazione di compagnie militari private … a dicembre del 2013 i contractors costituivano il 62% delle forze dispiegate in Afghanistan… Il governo statunitense ha speso più di 3,3 trilioni di dollari in contratti con compagnie militari private… Ravvivare un indotto industriale e creare nuovi posti di lavoro in un business che non è destinato a finire perché è l’ultimo possibile… Approfittando dell’instabilità globale, le compagnie militari private hanno fatto fortuna. La seconda azienda più grande del mondo, infatti, è una compagnia militare privata, eppure la maggior parte delle persone non ne hanno mai sentito parlare. E’ il colosso della sicurezza G4S, il secondo più grande datore di lavoro privato nel mondo dopo Wal-Mart, con più di 625.000 dipendenti, nota anche per avere nel suo libro paga i signori della guerra afghani. Nel 2008, G4S ha assorbito Armorgroup con 9.000 unità addestratissime, che ha protetto circa un terzo di tutti i convogli di rifornimento non militari in Iraq. Seguono gli australiani della Unity Resources, l’Asia Security Group fondata dal primo cugino di Hamid Karzai, la DynaComp della Virginia con un fatturato di circa 3.4 miliardi di dollari… La maggior parte di queste risorse sono state spedite in Iraq e in Afghanistan con contratti stipulati col governo degli Stati Uniti. La storia di Academi si lega anche all’altro grande business nato con la privatizzazione della guerra: quello dei servizi segreti privati che svolgono le stesse mansioni della CIA, ma a pagamento… La prospettiva è quella di eliminare gli eserciti, in quanto spesa insostenibile oltre che inutile in tempi di pace, ‘affittando’ invece eserciti privati solo quando serve… “stiamo cercando di fare per l’apparato della sicurezza nazionale quello che FedEx ha fatto per il servizio postale”. Ma questa è una minaccia per la pace… tutte queste società private in concorrenza fra loro necessitano di un mercato stabile per continuare a vivere e per questo non possono far altro che alimentare il marketing della guerra. Dunque, siamo entrati in un’era in cui la guerra è diventata il business definitivo. Un business che si ricrea da solo, inventando continuamente nuovi nemici e nuova concorrenza. Nessun fin qui ha osservato che tecnicamente le organizzazioni paramilitari private equivalgono in tutto e per tutto a organizzazioni terroristiche a disposizione del miglior offerente”

Questo non è uno scontro fra culture ma una guerra di mercato fra chi riuscirà a imporre il proprio pensiero unico. Sia «Occidente» che «ISIS» sono due prodotti estremi del marketing dell’Apocalisse. Se non si fermerà la corsa verso la distruzione e si sostituiranno questi modelli, se non sapremo ribellarci a chi ha interesse a continuare la ISIS Il Marketing dell'Apocalisse«guerra infinita», quella dei mercati, allora sarà l’Apocalisse, quella vera.

Dopo la strage di «Charlie Hebdo» e i video delle esecuzioni di giornalisti occidentali, l’orrore dell’ISIS è entrato nelle nostre case, e la sua «guerra mediatica» ne ingigantisce il pericolo. Questa regia lo distingue da al-Qaeda, tanto che per Ballardini il modo in cui l’ISIS fa propaganda si può considerare l’11 settembre della comunicazione politica.

Al nostro etnocentrismo, l’ISIS risponde specularmente, con un Califfato oltre il quale non possono esistere altre culture. Al nostro imperialismo risponde con la globalizzazione dell’Islam. Ai nostri miti contrappone altrettanti miti, opposti e arcaici. In gioco è l’occidentalizzazione del mondo, e per questo il principale campo di battaglia sono i media stessi. Ballardini analizza le ragioni storiche e le tecniche di questa «guerra culturale», e ci costringe a riflettere anche sul nostro modello di pensiero unico, di cui l’ISIS, ci piaccia o no, è figlio, come la stessa Hillary Clinton ha ammesso: «L’Isis è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano».

È saggista ed esperto di comunicazione strategica. Si è laureato in Filosofia del Linguaggio con Tullio de Mauro e ha studiato musica elettronica con Franco Evangelisti. Nei primi anni Ottanta, dopo un breve esordio giornalistico, ha intrapreso una lunga carriera nelle multinazionali della pubblicità. Ha insegnato all’Università di Salerno e all’Università di Roma La Sapienza. Collabora con «Il Fatto Quotidiano», «il Sole 24 Ore» e «Linus». Tra i suoi saggi di maggior successo, Gesù lava più bianco (2006) tradotto in undici Paesi, e La morte della pubblicità (2012).

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