25 Febbraio 2012. Come di consuento, vi segnaliamo l’uscita del nuovo numero di Europe and Asia Strategies. Per il numero 40 è stato dato molto spazio alla fotografia di qualità, alla Primavera Araba e ai reportage dal mondo, tra i quali segnalo anche il mio primo contributo per EAST dal Pakistan, che a breve sarà pubblicato in queste pagine. Di seguito il sipario di Emanuele Bevilacqua, buona lettura.  

Uno sguardo ai primi 40 numeri di east ci permette di notare le trasformazioni occorse dal 2004 a oggi nei Paesi che abbiamo osservato con il nostro magazine. Cina, India, Russia, Turchia, Est europeo: non vi è area del mondo da noi analizzata che non sia profondamente mutata in questi (pochi) anni, attraverso rivolgimenti che non hanno risparmiato l’Italia né i nostri vicini. Anche east è cambiato nel corso del tempo. Il lettore troverà da questo numero un giornale più snello, ma insieme più ricco di rubriche e analisi, utili per comprendere meglio il mondo in cui viviamo, con le sue evoluzioni e le crisi che lo attraversano. Abbiamo davanti un 2012 colmo di importanti appuntamenti politici di rilevanza globale: dalle elezioni in Russia, in agenda a marzo, che lasciano intravedere un ridimensionamento di Putin, al XVIII Congresso del Partito comunista cinese, previsto per il prossimo autunno, che comporterà un rinnovamento profondo ai vertici del potere nel Paese del Drago, fino alle presidenziali di novembre negli Stati Uniti, su cui si concentrerà l’attenzione di tutto il pianeta. Per non parlare, poi, dei complessi processi di transizione in atto nei Paesi nordafricani e mediorientali, attraversati da un’ondata di risveglio democratico. Il Dossier di questo numero è, infatti, dedicato alle Primavere arabe un anno dopo la loro esplosione e all’impatto che stanno suscitando anche su altri attori del mondo musulmano. I media ci hanno raccontato giorno per giorno ciò che accadeva e noi abbiamo provato a fare il punto raccontando delle storie che ci sono parse emblematiche: quelle del blogger egiziano Alaa, a firma di Paola Caridi; delle donne tunisine e del loro ruolo nella rivoluzione, nel reportage di Giuliana Sgrena; dell’intricato mosaico delle milizie libiche all’indomani della fine della guerra civile, nell’articolo a cura di Amedeo Ricucci e Stefano Tinazzi; dei giovani creativi siriani che irridono il potere del regime, nel pezzo di Donatella Della Ratta. Un articolo di Marta Ottaviani ci offre uno sguardo sulla Turchia, che si presenta come modello per le nuove democrazie musulmane, malgrado le sue irrisolte controversie interne. Un’analisi approfondita di Farian Sabahi e una straordinaria testimonianza sotto pseudonimo, direttamente da Teheran, aprono una finestra sulle inquietudini e le speranze che attraversano l’Iran odierno. I nostri collaboratori vi propongono poi delle letture per chi volesse approfondire gli argomenti trattati nel Dossier. Il portfolio è firmato da Davide Monteleone, fotografo italiano, vincitore di ben 3 World Press Photo, che ha documentato e sta continuando a documentare le Primavere arabe. Anche la copertina di questo numero è sua. Ricche le rubriche, come abbiamo detto: Sponda Ovest, a cura di Roberto Santaniello e Sponda Est, a cura di Stefano Bottoni, agende aggiornate sugli appuntamenti europei più importanti; Appunti da Tel Aviv, a cura di Manuela Dviri e le analisi del Centro Levada dalla Russia; e le consuete Cose dell’Altro mondo, a cura di Francesca Lancini e le curiose cifre dei Numeri in libertà, a cura di Carlotta Magnanini. Per i reportage, presentiamo il Kosovo quattro anni dopo la guerra, la “sottile” linea Durand fra Pakistan e Afghanistan e il Kashmir conteso e diviso fra India e Pakistan. Giuseppe Scognamiglio ci offre, infine, una riflessione di grande interesse sulle democrazie europee di fronte alla crisi dell’euro. A proposito di cambiamenti, vogliamo dare un saluto affettuoso e un ringraziamento sentito per il grande lavoro svolto a Vittorio Borelli – fondatore e fin qui direttore di east – e un benvenuto a Maria Cuffaro, che da questo numero ci darà una mano a rendere la nostra rivista sempre più attenta ai fatti del mondo. Emanuele Bevilacqua