East 38 (Europe and Asia Strategies) è finalmente in edicola. Come di consueto, la rivista diretta da Vittorio Borelli propone molteplici sguardi sull’Est del mondo, a patire dalle rivolte del Mediterraneo , poi Polonia, Turchia, India, Cina, Giappone e approfondimenti su industria, cinema e Balcani. Da segnalare il dossier “L’Urss è morta? Viva l’Urss” che propone una stimolante analisi sull’universo sovietico, curato da esperti dell’area. Pubblico qui di seguito l’editoriale. Buona lettura 

È certamente presto per tracciare un bilancio dei processi politici e sociali innescati dalla caduta dell’Urss. In alcune delle ex repubbliche sovietiche, oggi indipendenti, si assiste a un continuo cambiamento di scenari, a ‘stop and go’ dall’esito tutt’altro che scontato. La dimostrazione più evidente è che le elezioni tenutesi in Lettonia a fine settembre hanno visto vincitore il partito filorusso. Nella stessa Russia la situazione appare ancora fluida, come dimostrano le molte analisi dell’Istituto Levada e la dialettica fra Putin e Medvedev di cui ‘east’ ha scritto anche nel numero scorso. Ciò premesso, a noi sembra evidente che quanto più lo stato delle cose resterà confuso e incerto nel perimetro dell’ex Urss, tanto più si consoliderà la tendenza ad approfittare delle difficoltà per rilanciare nuove forme di centralismo e aggregazione imperniate su Mosca. Un’analisi di quanto sta avvenendo in quest’area del mondo è al centro del Dossier di questo numero, curato da alcuni studiosi come Fernando Orlandi e Piero Sinatti e da un gruppo di validissimi reporter: Astrit Dakli, Francesco Guarascio, Alessandra Garusi, Massimiliano Di Pasquale, Antonella Vicini e Stefano Grazioli. Sul tema dei debiti sovrani e della crisi dell’euro interveniamo con un editoriale di Thomas Klau, responsabile della sede di Parigi del Consiglio europeo per le relazioni estere. Numerosi, come sempre, gli articoli e i ‘reportage’ sull’Asia. In questo quadro, un’attenzione particolare è stata posta agli investimenti delle potenze asiatiche in altre parti del mondo. Si veda, per esempio, l’intervista a Giuseppe Arcucci, di Invitalia, sugli investimenti giapponesi in Italia.

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