David N. Gellner, Sondra L. Hausner, e Chiara Letizia (a cura di),

Religion, Secularism, and Ethnicity in Contemporary Nepal

New York, NY:  Oxford University Press, October  2016.  482 pagine.

 $55.48. Hardcover.  ISBN  9780199467723.

 

Un volume prezioso per chiunque voglia capire il Nepal odierno, che, a quasi dieci anni dalla fine della guerra civile, dalla caduta della monarchia, raccoglie i contributi di alcuni tra i maggiori studiosi che da anni – da decenni in alcuni casi – hanno dedicato le loro attenzioni al paese himalayano. Il motivo conduttore di questa curatela ad opera di David N. Gellner, Sondra L. Hausner, e Chiara Letizia è il sottile legame che unisce religione, secolarismo ed identità etnica nel variegato panorama sociale nepalese.  Dei tre curatori, almeno due (Gellner e Letizia) vantano una lunga esperienza di studio e di analisi, corroborata da intense esperienze di ricerca sul campo prima, durante e dopo la guerra civile in Nepal, mentre Hausner è specializzata in religioni himalayane.

Dopo la fine della guerra civile (1996 – 2006) e dell´esperimento autocratico di re Gyanendra, il paese si è infatti trasformato in repubblica (proclamata nel corso della prima seduta dell´Assemblea Costituente del 2008). La fine della monarchia ha riportato in auge il discorso sulla varietà culturale che caratterizza il paese, in cui convivono almeno sessanta gruppi etnici indigeni, collettivamente noti come janajati adivasi, fianco a fianco con le innumerevoli caste hindu, nonché con comunità musulmane e cristiane. Il carattere quasi teocratico della monarchia, in base al quale il monarca era considerato emanazione del dio Vishnu, e la sua tradizionale alleanza con le caste alte, bahun e chetri, del sistema castale induista, sono stati per anni oggetto di contestazione dei gruppi non-hindu del paese, in particolare da parte dei movimenti janajati adivasi, e dei movimenti comunisti di ispirazione maoista, che, alle prime elezioni della Costituente, si affermarono come primo partito del Nepal repubblicano sotto la guida di Pushpa K. Dahal, meglio noto, negli anni della guerra civile, come Prachanda. La fine dell´induismo di stato ha significato l´emergere, da un lato, di una rivendicazione di specificità delle singole comunità, tutte intente a ritagliarsi una porzione di rappresentanza in parlamento e di territorio grazie all´introduzione del federalismo, e dall´altro di una campagna generale verso il secolarismo, qui inteso come uguale legittimità per tutte le confessioni religiose.

Il nesso tra identità etnica e religione risulta di particolare importanza in questo contesto, dato che molte comunità rivendicano con orgoglio la loro non-appartenenza al sistema induista e ne fanno una vera e propria bandiera. E´ questo il caso del Buddhismo, ad esempio, o delle religioni di natura sciamanica. Più delicata invece la posizione dei cristiani, da sempre apertamente osteggiati dal sistema, dei musulmani, percepiti come immigrati dall´India, e dei gruppi Hindu del Terai, le grandi pianure del sud, anch´essi considerati troppo vicini all´ingombrante vicino meridionale.

Dopo una generale introduzione all´argomento, redatta da Gellner e Letizia, il volume inanella una serie di contributi di estremo interesse suddivisi in due ampie sezioni. La prima di esse si concentra sul divario esistente tra realtà urbana (qui intesa come Kathmandu, capitale e metropoli) e le ampie zone rurali del paese. Più che una dicotomia classica tra città e campagna, il caso del Nepal si presenta variegato per la radicata esperienza dei movimenti di liberazione comunisti nelle campagne, che ne hanno fatto un luogo di elaborazione politica autonomo rispetto a Kathmandu, sede della vita politica nazionale e parlamentare. La campagna, qui, propone visioni tradizionali e conservatrici, ma anche inaspettate punte di progressismo e laicità. I contributi di questa sessione illuminano su alcuni aspetti cruciali che la religione riveste nel dibattito politico e nella pratica. Chiara Letizia affronta con una accurata disamina le idee relative al secolarismo diffuse nel paese, mostrandone le diverse accezioni e ricezioni da parte dei vari attori attivi nel paese, dagli attivisti etnici ai membri dei gruppi religiosi, passando per i quadri marxisti del Partito Comunista (Maoista) Nepalese. Ina Zarchevich analizza invece il ruolo della religione tra i contadini dei villaggi che costituirono le basi del movimento di guerriglia. Tra le fila dell’Esercito di Liberazione Popolare, infatti, troviamo un altissimo numero di appartenenti alle comunità indigene provenienti dalle zone economicamente più arretrate o isolate del paese, assieme, va precisato, ad un consistente numero di Dalit (le caste di “intoccabili”, al gradino più basso del sistema sociale induista), così come anche di donne di varia estrazione sociale: l´esercito guerrigliero era esso stesso una sperimentazione che includeva le persone al di là delle loro appartenenze di religione,  di casta, di etnia e di genere. E tuttavia, sia detto per inciso, proprio i fronti “etnici” di liberazione dell’esercito popolare, che durante la guerra civile si trovarono ad amministrare diverse zone rurali del paese, contribuirono a porre le basi per quel progetto di federalismo su base etnica che tanto ha minacciato la vita della repubblica dopo il 2008, rischiando di far precipitare nuovamente il Nepal in una spirale di violenza senza fine. Pustak Ghimire affronta il tema delle possessioni collettive che avvenivano nei villaggi durante e dopo la guerra civile, possessioni collegate al culto della Dea Bhagavati, notando come tali fenomeni si inserissero nel vivo degli eventi sociali che sconvolgevano il paese, quali vere e proprie critiche al sistema politico, alle divisioni e alla violenza ingenerata dalla rivolta e dagli apparati repressivi dello stato. Axel Michaels prende invece in esame il complesso, sempre più criticato, della pratica del sacrificio animale. Parte integrante dell´Induismo, assieme alla protezione incondizionata delle vacche, il sacrificio è oggi sotto attacco sia da parte dei movimenti religiosi emergenti che dalle organizzazioni animaliste. Lo stesso tema, nella sua articolazione quale componente necessaria al culto delle divinità dei vari clan, è trattato da Krishna Adhikhari e dallo stesso David Gellner.

La seconda parte del volume prende invece in esame altri aspetti, legati ora alle dinamiche intercorrenti tra stato e società civile, ora alle varie tradizioni janajati adivasi. Il contributo di Astrid Zotter, ad esempio, mette in luce come alcuni dei rituali nazionali che prevedevano la presenza, e la partecipazione attiva, del re, siano oggi modificati e vedano la partecipazione di funzionari statali quali rappresentanti dell´ordine democratico repubblicano. David Holmberg dedica invece il suo intervento alla festa buddhista che segna l´inizio del nuovo anno per il gruppo adivasi dei Tamang (uno dei gruppi più numerosi del Nepal) analizzando il ruolo che tale festa ha e che va oltre il suo valore puramente calendariale, essendo diventata negli ultimi anni espressione e vera e propria rappresentazione di identità etnica. Il discorso che Holmberg fa a proposito dei Tamang resta valido anche per simili manifestazioni politico-religiose proprie di altri gruppi della galassia janajati adivasi. In questo senso si colloca anche il contributo di Martin Gaenszle sulla ridefinizione della religione dei Rai del Nepal orientale, un culto sincretico che combina elementi sciamanici e induisti, o anche quello di Ben Campbell sulle pratiche dei Tamang convertitisi al cristianesimo. Occorre qui sottolineare che qualsiasi attività missionaria era, durante il periodo della monarchia, assolutamente proibita.  Brigitte Steinmann indulge ancora sui Tamang, di certo sovra rappresentati in questo volume, come punto di partenza per una riflessione su alcune continuità e convergenze tra Buddhismo e Maoismo in Nepal. Chiude il volume una postfazione del politologo Rajeev Bhargava, con una analisi teorico-comparativa sul secolarismo nepalese, contestualizzandolo nel panorama storico e contemporaneo globale.

Il tema del secolarismo è, In Nepal, imprescindibilmente legato a quello del federalismo. Dal 2008 al 2015, anno di promulgazione della nuova costituzione, si sono succeduti ben sei governi. All’ infuocato dibattito parlamentare hanno fatto spesso da contraltare violenti moti di piazza, specie nel sud del paese: le province meridionali del Terai, la lunga fascia pianeggiante confinante con l’India, sono state infatti il teatro di un prolungato braccio di ferro con i governi di Kathmandu. Da sempre considerate con sospetto dal governo centrale, e sottorappresentate nella vita politica, le piazze dei Madhesi (nome collettivo con cui sono chiamati gli abitanti del Nepal meridionale) sono esplose con furore a più riprese. L´ultima sommossa, in concomitanza con la promulgazione della costituzione che suddivide il paese in sette macro-aree, avvenne pochi mesi dopo che un terribile sisma aveva messo in ginocchio la capitale. I Madhesi protestavano contro la suddivisione in senso federale del paese in sette Stati, in una maniera che di fatto “spezzava” il Terai in più segmenti, rendendo così gli abitanti del Sud minoranza in molte giurisdizioni. Tra le comunità del meridione, si trovano anche gli adivasi Tharu, che, come altri gruppi, hanno in passato rivendicato una ampia porzione del territorio nazionale ove costituire una loro entità autonoma, denominata Tharuwan. Come dicevamo in apertura, questo volume, realizzato verosimilmente in contemporanea con la nuova costituzione del Nepal, promulgata finalmente nel 2015 dopo sette anni di battute di arresto, violenze e cataclismi, resta lo strumento principale per capire la complessità della vita politica e sociale del Nepal ed i percorsi che ne hanno segnato il travagliato trapasso da monarchia a repubblica, lungo un cammino accidentato e, a ben vedere, non ancora terminato.