Verona, 31 Luglio 2012. Manca poco alla chiusura ma c’è ancora tempo, per visitare la splendida mostra fotografica con gli scatti più celebri del grande Robert ‘Bob’ Capa, il padre del reportage di guerra. Inaugurata il 25 marzo, l’esposizione rimarrà aperta fino al 16 settembre 2012, presso il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, nel Cortile del Tribunale, a pochi passi dalla centralissima Piazza Erbe a Verona. Ho avuto il piacere di visitare l’esposizione ieri, e non posso che consigliare a tutti gli appassionati di fotografia, giornalismo, storia e storie di vita, di non perdersi una delle esposizioni fotografiche più prestigiose al mondo, organizzata dalla celebre agenzia Magnum Photos. Ingresso 5 € adulti, 3 € ridotto, 1 € scuole e ragazzi 8/14 anni. Per informazioni tel. 045 8007490 – 801732 – 8000574

Di sguito copio-incollo un brano tratto dai testi di Richard Whelan del catalogo “Robert Capa”, edito da Silvana Editoriale, pubblicato sul sito del comune di Verona, con ulteriori informazioni e dettagli. Buona visita.

Il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri ospita, dal 25 marzo al 16 settembre 2012, la mostra ROBERT CAPA realizzata da Magnum Photos (la famosa agenzia che lo stesso Capa aveva fondato nel 1947 con Henri Cartier-Bresson e David Seymour), per rendere omaggio ad uno dei più importanti e influenti fotografi del XX secolo. Il percorso espositivo, costituito da 98 fotografie in bianco e nero, si apre con il primo reportage realizzato nel 1932 a Copenhagen durante una conferenza di Leon Trotsky, durante la quale il fuoriuscito russo mise a nudo, per la prima volta, la violenza dello stalinismo. Si ripercorrono poi, attraverso le dense immagini di Capa, gli anni del Fronte Popolare a Parigi, la guerra di Spagna, l’invasione giapponese della Cina, per arrivare allo scoppio della Seconda guerra mondiale, che il fotografo seguì sui diversi fronti di battaglia fino allo sbarco in Normandia e alla liberazione di Parigi. Seguono i suoi reportage in Unione Sovietica nel 1947 e in Israele 1948, dove documenta la nascita dello stato ebraico, e quello in Indocina, dove perderà la vita saltando su una mina antiuomo il 25 maggio 1954. Chiudono la mostra una serie di ritratti degli amici di Capa, famosi artisti come Ernest Hemingway, William Faulkner, Henri Matisse e Pablo Picasso.

Nel 1938 la prestigiosa rivista inglese Picture Post pubblicò 11 pagine di immagini della Guerra Civile spagnola del venticinquenne Robert Capa, acclamandolo come “Il più Grande Fotografo di Guerra del Mondo”. A cinquant’anni dalla sua morte, molti ritengono che tale titolo Capa se lo sia meritato a pieno diritto, grazie al calibro dei suoi commoventi réportage su cinque conflitti bellici che documentano – con immediatezza ed empatia – la sofferenza, sia dei soldati che dei civili innocenti. Tuttavia in alcune sue immagini, che possiedono una qualità universale e senza tempo che trascende le storia, è possibile cogliere anche la gioia della pace. Mentre i conflitti del secolo scorso si sono tristemente distinti per un crescente processo di disumanizzazione della tragedia: Capa tentava di personalizzare la guerra cogliendo azioni individuali e primi piani ravvicinati delle espressioni del viso, rimettendo così al centro dell’attenzione l’emotività. Lo scrittore John Steinbeck, grande amico di Robert Capa, evidenziò efficacemente questa capacità del fotografo, scrivendo: “…sapeva che non si può fotografare la guerra perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione cogliendola da vicino. Riusciva a mostrare l’orrore di un intero popolo sul volto di un bambino”. Uomo estremamente sincero, generoso e divertente, Capa non accettava ipocrisie o falsità e non si considerò mai un artista, pur essendolo nello spirito. Amava il suo lavoro, che svolgeva con passione, abilità e ingegno e decoro. Per quanto le sue fotografie rimangano come
un’inequivocabile registrazione visiva di gravi ed importanti eventi, molte delle immagini di Capa possiedono una qualità universale e senza tempo che trascende le specificità della storia.

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