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Recensione: Amitav Ghosh, Il fiume dell’oppio

Cari lettori, riceviamo da Neri Pozza e giriamo pari pari la recensione del nuovo libro del celebre scrittore indiano Amitav Ghosh, intitolato Il fiume dell’oppio. L’opera sarà presentata da Irene Bignardi e Goffredo Fofi mercoledì prossimo, 9 novembre a Roma, presso la Casa delle Letterature, in Piazza dell’Orologio 3.

Settembre 1938: una tempesta si abbatte sull’oceano indiano e quasi porta al naufragio la Ibis, una goletta a due alberi che per conto della Compagnia delle Indie orientali sta trasportando da Calcutta a Mauritius il suo lucroso carico: detenuti condannati ai lavori forzati. Quando il mare finalmente si placa, cinque uomini sono scomparsi: due lascari – i leggendari marinai delle più diverse etnie che lavorano al soldo dei colonizzatori inglesi – due prigionieri e uno dei passeggeri. Forse la tempesta ha messo fine anche alla vita di coloro che si trovavano a bordo della Anahita, una nave della stessa compagnia che trasportava oppio a Canton? E quale destino si è invece abbattuto sui passeggeri della Redruth, un possente brigantino a due alberi partito dalla Cornovaglia e diretto anch’esso a Oriente? Tra la varia umanità imbarcatasi sulle navi britanniche c’è Bahram Modi, un ricco commerciante d’oppio parsi partito da Bombay, il fratello per metà cinese Ah Fatt, l’appassionata di botanica Paulette e un eterogeneo mondo di altre persone in cerca di avventure e ricchezze. È stata la violenza della natura, del cielo e del mare, a deviare il tragitto delle loro navi, oppure questo era il loro destino, alla mercé di forze ancor più possenti? Le navi inglesi approdano infine sulle coste della Cina. A Canton e negli altri porti commerciali del grande paese asiatico scambiano i loro carichi d’oppio con scatole di tè, seta, porcellana e argento. E a nulla valgono i tentativi dell’Imperatore di fermare quei traffici della tremenda sostanza che rende schiava la popolazione e rischia, mese dopo mese, approdo dopo approdo, di distruggerla tra le volute del suo fumo. Tra i vicoli e i canali affollati della Canton del diciannovesimo secolo, europei e asiatici cercano di far fronte ai personali drammi di ciò che ciascuno di essi ha perduto – e qualcuno anche a una nuova, inimmaginabile libertà. Affascinante e coinvolgente secondo romanzo della trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, Il fiume dell’oppio è uno dei grandi libri della letteratura indiana contemporanea.

«Un’avventura a trecentosessanta gradi, con un’energia e un respiro degni di Dickens». Sunday Telegraph

«Un romanzo ipnotico, come un sogno indotto dall’oppio». Daily Mail

«Il secondo romanzo della trilogia di Ghosh è un vero capolavoro, la cui forza sta nella profondità con cui l’autore unisce la ricerca storica con l’immaginazione letteraria». The Guardian

Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (la Repubblica), è autore di Lo schiavo del manoscritto (Neri Pozza 2009), Mare di papaveri (Neri Pozza 2008), Il cromosoma Calcutta (Neri Pozza 2008), Il palazzo degli specchi (Neri Pozza 2007), Circostanze incendiarie (Neri Pozza 2006), Il paese delle maree (NeriPozza2005). www.amitavghosh.com%20

Traduzione dall’inglese di Anna Nadotti e Norman Gobetti.

Per chi volesse ascoltare direttamente la voce dell’autore, segnaliamo l’interessante intervista fatta da Rai Radio 3 il 9 novembre 2011, all’interno del programma “Fahrenheit”: Amitav Ghosh, Il fiume dell’oppio

 

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