Venezia, 2 Settembre 2011. Cari lettori di Indika, ho ricevuto dall’amica e straordinaria fotoreporter Monika Bulaj, l’annuncio del convegno “Afghanistan 2009-2011 le voci del silenzio” che si terrà oggi pomeriggio alle 16 nella Sala Piovego a Palazzo Ducale, Venezia. L’evento, inserito nella rassegna fotografica ‘Nur/Luce appunti afghani’, vedrà la partecipazione di Monika Bulaj e del referente di Emergency Gino Strada. I relatori parleranno delle rispettive esperienze vissute in Afghanistan, puntando ovviamente l’obiettivo sulla gente comune, su chi vive da anni, giorno dopo giorno una terra sconvolta dalle guerre, dai soprusi, dalla violenza, ma dove ancora oggi c’è voglia di pace, e anche tra gli spari e le armi rimane spazio per dei gesti di umanità.

Riporto di seguito il testo scritto da Monika Bulaj per annunciare l’incontro..  

L’assenza di didascalie
alle immagini di questa mostra
non è una dimenticanza
ma una scelta sofferta.

Sono appunti muti
appunti imbavagliati.

E’ la protesta contro la censura
dei media italiani
sul popolo afghano,
uomini, donne
e bambini senza volto,
senza nome, senza storie.

E’ una guerra di cui parliamo solo ai funerali
quando partono gli applausi
alla bara dei nostri ragazzi
o come sfondo ai gossip ministeriali:
cravatta o mimetica nelle vistite di stato?

Afghanistan non è solo guerra
anche se la guerra la facciamo da dieci anni
sulle strade millenarie della seta
distruggendo delicati equilibri
e nutrendo mostri.
Essa è presente in ogni volto, in ogni pensiero
nella vita quotidiana della gente.

La fatica spesa in Afghanistan
per raccogliere storie di uomini
storie che non siano luoghi comuni
o conferme della nostra immoralità
è nulla in confronto alle energie
che uno deve spendere in Italia
per riuscire raccontarle sui giornali.

Posso capire
che parlare di loro è scomodo,
mette a disagio o fa paura.

Posso capire.

Ma il mio dovere
è dire che questo è immorale.

Raccontare com’è la vita quotidiana in quelle terre
squarciare il sipario creato dai media
significa rompere i luoghi comuni che generano la guerra.

Il terrorismo si nutre avidamente dei nostri schemi
esulta per il fatto di essere alla ribalta.
Se noi lo cancelliamo cessa di esistere,
ma allora spariscono anche le nostre scuse
per fare la guerra.
E questo è dannatamente scomodo
per il Grande Gioco che ci sovrasta

Vi ringrazio
perche la vostra presenza qui
testimonia il desiderio e la volontà di sapere.

Vi ringrazio di avere ospitato queste immagini.

Vi ringrazio per avermi fatto capire
quanto sia importante stare tra gli afghani.

Sono  certa che la vostra sensibilità
vi aiuterà a leggere queste immagini mute
e le tante storie che ci sono dietro.

Un giorno, lo spero, avranno una voce.

MONIKA BULAJ, 2 SETTEMBRE 2011

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