DEVADASI
Serva del Dio al servizio degli uomini
di Daniela Bevilacqua
Edizioni Armillaria, I Cardinali
2016

La copertina del libro edito da Armilaria
La copertina del libro edito da Armillaria

“Venivano scelte da bambine, selezionate senza limitazioni di casta o provenienza, quindi destinate a essere devadasi, dal sanscrito “schiave del dio”. Anticamente, il loro senso morale era in genere modello di religiosità e decoro, derivante da compiti funzionali al servizio del tempio, ma in seguito furono destinate a soddisfare i desideri dei brahmani, o in certe zone dell’India, di chiunque lo avesse richiesto. Dopo essere state scelte, si insegnava loro a leggere e a scrivere, a cantare e a danzare, e non da ultimo a suonare degli strumenti, contribuendo a stabilizzare la condizione di centralità del tempio, quale massima espressione dell’ordine terreno, contrapposto all’aranya, la selva dove regna il caos. Nel tempo però, la figura della “serva del dio” è degenerata sino a essere considerata alla stregua di prostituta. La nityasumangali, la donna sempre propizia perché sposa del dio, e pertanto non soggetta alla vedovanza, è al centro di una tradizione secolare tanto variegata quanto il patrimonio culturale del Subcontinente indiano”.

Daniela Bevilacqua centra il proprio lavoro sulla figura delle schiave del tempio. “Devadasi, serva del dio al servizio degli uomini” è il titolo dell’opera edita da Armillaria e basata su un lavoro di ricerca documentale all’interno di una selezione di fonti bibliografiche, al fine di individuare un fil rouge utile ad accompagnare il lettore in un percorso introduttivo e generale, su un aspetto della cultura indiana profondamente sfaccettato, articolato nel tempo e nello spazio. Un percorso che seppure declinato in un piccolo libricino tascabile, pratico e maneggevole, non dimentica di tracciare gli aspetti filosofici e teorici di tale pratica.

A pagina 75, l’autrice fa notare le diverse tipologie di devadasi, di cui argomenta brevemente ruolo e posizione sociale: “Fonti tradizionali descrivono sette categorie di dasi. Quando una famiglia di brahmani offriva la figlia al tempio era nota come datta devadasi. Invece, quando una ragazza era rapita e successivamente entrava a far parte dell’entourage del tempio era nota coma hirta devadasi. C’erano poi le bikirta devadasi – donne vendute al tempio, bhritya devadasi erano le volontarie, quelle che si offrivano per devozione erano bhakta devadasi. Se una donna competente nelle arti era destinata al ruolo diventava alamkara devadasi. Le gopika o le rudraganika erano musiciste pagate per suonare al tempio”.

Di certo la figura della devadasi è intimamente legata al tempio, alla sua struttura e organizzazione. E come il tempio hindu ha conosciuto evoluzioni architettoniche diverse tra nord e sud dell’India, così l’iter storico delle danzatrici sacre traduce sviluppi regionali e locali specifici. Le ultime pagine del  libro si dedicano agli sviluppi storici più recenti, a partire dal XIX secolo fino ai nostri giorni. Interessante il percorso di riforme indicato che iniziato sotto il Raj britannico continuò nell’India indipendente con una legislazione che, come spesso accade, risulta lontana dalla pratica culturale effettiva.

Se in un’opera del 1992 il filosofo e antropologo Jackie Assayag mostra quanto la vita religiosa nell’hinduismo classico fosse impregnata di sessualità ed erotismo, la presenza nei secoli della devadasi conferma quanto la componente femminile fosse strettamente legata alla pratica religiosa e al sesso rituale. Questo breve scritto riesce bene nell’intento di dare un quadro generale all’argomento incuriosendo il lettore interessato ad approfondire. I riferimenti bibliografici proposti si muovono in tal senso.

L’autrice

Daniela Bevilacqua è indianista e si occupa prevalentemente di tematiche religiose della cultura indiana. Ha conseguito un PhD in “Civiltà, Culture e Società dell’Asia e dell’Africa” presso La Sapienza di Roma e in “Antropologia” presso l’Università Paris X Nanterre. Attualmente fa parte dello Hata Yoga Project della SOAS University di Londra.