EVENTI VENEZIA

CONVERSATIONS WITH CONTEMPORARY INDIA

LE INDIE DEL CINEMA: MOMENTI DAGLI ULTIMI CINQUANT’ANNI

A cura di Cecilia Cossio con la partecipazione di Stefano Beggiora e Thomas Dahnhardt

Inaugurazione rassegna
Venerdì 16 settembre
Auditorium Santa Margherita, 18:00 – 23:00

locandinaSe il termine Bollywood è ormai familiare, meno note sono probabilmente le avventurose circostanze che hanno reso possibile la nascita di un’industria cinematografica divenuta così imponente come quella indiana. A colmare questa lacuna è il primo titolo di questa rassegna, La fabbrica di Harishchandra (2010), che racconta come Dhundiraj Govind Phalke (1870-1944, superando l’insuperabile, sia riuscito nel 1913 a realizzare il suo sogno: dare all’India un proprio cinema.
Ma torniamo a Bollywood: il termine, invece di indicare soltanto il cinema hindi popolare, prodotto a Bombay (ora Mumbai), è diventato sinonimo di cinema indiano tout court. Invero, la realtà è un pochino più complessa. L’India, infatti, è una Unione di stati federali, ognuno dei quali, come gli stati europei, si distingue per la sua storia, la sua cultura e la sua lingua (o più di una). E ha anche una sua cinematografia che ne riflette l’identità. Ne consegue che non esiste il cinema indiano, ma piuttosto i cinema indiani.
In secondo luogo, la definizione ormai incancrenita di “cinema regionali” per indicare i cinema dei diversi stati nelle lingue che non sono hindi è del tutto scorretta. Implicherebbe una sorta di marginalità di questi stati, quasi fossero fuori da una presunta corrente nazionale. Ma non c’è una corrente nazionale, a meno di non considerare tale il cinema hindi. Hindi, però, è solo la lingua ufficiale dell’India, non la lingua nazionale. Per un abitante del Kerala, ad esempio, la lingua nazionale è il malayalam, come nazionali sono i film in quell’idioma, mentre può capire un film bengalese solo con i sottotitoli. E viceversa.
Altra questione: accanto al cinema popolare, si era affermato anche un cinema di diversi intenti, definito Nuovo Cinema o Cinema Parallelo, sviluppatosi tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta del ‘900. Oggi questa separazione non è più così rigida e conflittuale. Meglio, i film – mainstream o paralleli, in hindi o nelle altre lingue – ricominciano ad essere considerati per quello che sono:
belli, brutti, così e così. La selezione dei titoli qui raccolti deriva da queste premesse. Si tratta di opere uscite negli ultimi cinquant’anni, in diverse lingue.

La prima, a cui si è accennato, e l’ultima, Aligarh (2016), sono il frutto di due registi di ultima generazione, ormai tra i nomi di punta: Paresh Mokashi e Hansal Mehta. Gli altri sei film sono tra i più significativi di registi ormai leggendari che continuano con regolarità a donare all’India nuove pietre miliari: Shyam Benegal, Adoor Gopalakrishnan, Girish Kasaravalli, Jahnu Barua e Aparna Sen. Solo Muzaffar Ali è rimasto latitante per diversi anni (aveva altro da fare). In compenso, nel 1981 aveva realizzato un film memorabile, incluso in questa rassegna: Umrao Jaan, tratto dal romanzo quasi omonimo di M.H. Ruswa.
Una rassegna, quindi, che seppure non esaustiva è in grado di offrire una galleria di grandi personaggi femminili e maschili, di situazioni sociali che mutano o si mantengono nel corso del tempo e soprattutto di momenti fondamentali nella storia del cinema indiano.

Per il programma completo vedere qui.

3 Responses to "Le Indie del cinema: momenti dagli ultimi cinquant’anni"

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.