La Cina prosegue sulla via delle riforme e annuncia nuove aperture all´economia di mercato.

Oscurata all´estero dalle notizie relative all´attentato a Tien An Men e dalla presunta formazione di un nuovo partito da parte dei sostenitori di Bo Xilai, la notizia del Terzo Plenum del diciottesimo comgresso del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese ha invece goduto di ampia risonanza in Cina: una vasta campagna di sensibilizzazione, ha scritto non piu´di una settimana fa M. Bulard su Le Monde Diplomatique, da settimane annuncia la sessione come di importanza storica. Il riferimento e´ai precedenti terzi plenum di altri congressi storici, quali quello del 1978, in cui il partito abbracciava la linea delle riforme di Deng Xiaoping, e quello del 1983, che ufficializzava la svolta verso una “economia socialista di mercato”. Perche´ il Terzo Plenum e´sempre stato considerateo piu´importante degli altri? La risposta e´semplice: e´in questa sede che si decidono le politiche economiche destinate ad essere implementate nel decennio successivo.
Dal 9 al 12 novembre, a Beijing, i vertici del partito si trovavano dunque a dover discutere di argomenti cruciali. La nuova presidenza di Xi Jinping e del Primo ministro Li Keqiang si era aperta con il proseguimento della battaglia alla corruzione – andata in onda su tutti i canali con il processo al leader di Chongqing, Bo Xilai, caduto in disgrazia ad un passo dal raggiungere il vertice del potere e condannato il 21 settembre 2013. Ma Bo Xilai non e´stato l´unico a cadere:  diversi dirigenti di importanti aziende statali, quali la China Petroleum Corp, le ferrovie, i trasporti marittimi e persino alcuni quadri dell´esercito sono stati incriminati per appropriazione indebita e costretti alle dimissioni.
Il nuovo governo aveva anche lanciato una offensiva contro le grandi multinazionali e aziende straniere  operanti nel paese (ad es. GlaxoSmithKline, Danone, Starbucks, Volkswagen), accusate di imporre prezzi troppo elevati consumatori.
L´agenda del Terzo Plenum aveva un obiettivo ben preciso, come apertamente dichiarato dallo slogan ufficiale: “sviluppare l´economia di mercato, le politiche democratiche, una societa´armoniosa ed una civilta´ecologica” (Xinhua, 29 ottobre 2013).
La sfida piu´grande e´quella di combinare in maniera efficace le privatizzazioni con un sistema di protezione sociale, l´allargamento dei diritti e del benessere alle vaste aree – specialmente rurali – ancora escluse, e conciliare la crescita con criteri ecologici. L´apertura graduale al mercato nel corso degli anni, infatti, ha creato spaventose disuguaglianze, accentrando la gran parte della ricchezza in alcune zone del paese (in prevalenza sulla fascia costiera, e all´Est) e lasciando indietro le zone interne e l´Ovest.  Altre questioni spinose sono la riforma della terra (il Piano 383) e la privatizzazione delle banche.
Wang Yukai,  docente alla Chinese Academy of Governance,  ha commentato l´esito del Plenum, secondo quanto riportato dal quotidiano in lingua inglese China Daily (13 novembre 2013), dicendo  che le riforme del prossimo decennio investiranno anche l´amministrazione pubblica. Lo scopo dichiarato e´quello limitare le interferenze tra politica e quel “mercato” al quale sara´assegnato, cosi pare emergere dalle prime indiscrezioni, un ruolo “decisivo” nella gestione delle risorse.
Come questo si tradurra´nella pratica, resta da vedere. Il Partito Comunista ha incaricato diverse commissioni di “saggi” affinche´elaborino progetti concreti. Ma e´ovvio che tali progetti non potranno ne´dovranno tenere conto solo delle esigenze del mercato, quale che sia il ruolo che la dirigenza del Partito ha deciso di affidargli: tre decenni di sviluppo e di riforme economiche hanno creato una classe di oligarchi ben insediata ai vertici di imprese statali e di apparati governativi ed uno sviluppo che continui ad arricchire i pochi a discapito della maggioranza della popolazione minerebbe alla base quella legittimita´di governare che il Partito ritiene gli spetti di diritto.

 

 

 

 

 

 

 

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