“L’assassinio di Hakimullah Mehsud rischia di compromettere i negoziati di pace”. Il governo del Pakistan protesta contro l’ennesimo attacco di droni e convoca l’ambasciatore statunitense.

Protesta il governo del Pakistan, e lo fa ufficialmente, convocando l’ambasciatore statunitense: l’omicidio mirato di alcuni giorni fa, si legge in una nota ufficiale, è stato un colpo inferto di proposito per far fallire i negoziati di pace tra il governo ed i Talebani del Pakistan.

“Si è trattato di un attacco contro gli sforzi del governo per riportare la pace e la stabilità nella regione”, ha dichiarato il ministero degli esteri sabato. “Hanno assassinato i negoziati di pace”, gli ha fatto eco il ministro dell’interno, Chaudhry Nisar, intervistato dall’Express Tribune.

Il Pakistan, che ha più volte visto violata la propria sovranità nazionale dagli apparati militari statunitensi impegnati nella “guerra al terrorismo”, proprio di recente aveva sollevato la questione con il governo americano, durante la visita del Primo Ministro Nawaz Sharif a Washington del mese scorso.

I ripetuti attacchi condotti tramite i droni, infatti, hanno un effetto deleterio sull’opinione pubblica del paese sudasiatico: vissuti come palesi violazioni del diritto internazionale, essi riaprono ogni volta la ferita inferta all’orgoglio nazionale dal raid su Abbottabad; le innumerevoli vittime civili, inoltre, fanno crescere il risentimento verso l’occidente e continuano a spingere nuove reclute tra le fila dei mujaheddin.

Dopo l’attacco dell’altro giorno, l’ex campione di cricket Imran Khan, leader del partito  Pakistan Tehreek-e-Insaaf (PTI), che governa la provincia di confine  Khyber Pakhtunkhwa, ha chiamato i militanti alla mobilitazione: l’obiettivo dichiarato è quello di paralizzare il trasporto su ruote nella regione, così da impedire il transito dei veicoli di approvigionamento della NATO diretti in Afghanistan.

La già marcata continguità dell’opinione pubblica con i movimenti jihadisti rischia così di saldarsi ancor di più, proprio nel momento in cui si aprivano spiragli di trattativa tra governo e insorti.

L’insurrezione dei Talebani pachistani, in atto da sei anni, è costata al paese migliaia di morti ed anche se i loro vertici avevano espresso riserve su un eventuale processo di pace, il fatto che fossero disposti ad incontrare una delegazione del governo poteva essere una notizia foriera di sviluppi positivi.

Dopo l’omicidio del loro leader, i vertici dell’organizzazione jihadista hanno invece promesso una campagna di attentati suicidi per vendicare Hakimullah Mehsud: “Ogni goccia di sangue di Hakimullah – ha dichiarato un portavoce dei Talebani del Pakistan – diventerà un attentatore suicida”.

A seguito delle minacce, rivolte “contro l’America e i suoi amici”, il governo del Pakistan ha dispiegato un gran numero di forze speciali nel Waziristan, dove più forte è l’influenza di Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP).

 

 

 

 

 

 

 

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