Ricevuto e pubblicato dall’amico Davide Torri.

Kathmandu, 1  Maggio 2010. A poco piu’ di quattro anni dalla mobilitazione popolare che pose fine all’esperimento autocratico di re Gyanendra i Maoisti (oggi UCPN-M), passati dalla Guerra Popolare alla guida della Costituente ed infine all’opposizione a causa di una crisi di governo, si preparano ad un nuovo ciclo di proteste per mostrare il loro peso politico.
Il tempo fissato per la stesura della Costituzione, che dovrebbe scadere alla fine di maggio, dovra’ necessariamente essere prolungato: le divisione interne, la lotta di potere tra i principali partiti, la morte del leader del Nepali Congress, Koirala – storica figura, pur con luci ed ombre, della storia politica contemporanea del Nepal – le continue agitazioni e l’instabilita’ intrinseca di un paese reduce da un sanguinoso decennio hanno ovviamente intralciato il processo costituente.
“Le aspettative del popolo sono state disattese a causa della macchinazioni delle forze reazionarie interne ed esterne”: questo il messaggio che da mesi la direzione maoista sta diffondendo nel paese, annunciando nel contempo nuove agitazioni che dovrebbero cominciare dopo il primo maggio.
Il governo attuale, una coalizione guidata dall’UML (Partito Comunista Nepalese-Unificato Marxista Leninista), pare allarmato dalla crescente mobilitazione prevista per sabato e per I giorni successivi. Diversi esponenti si sono detti seriamente preoccupati per speciali sessioni di addestramento che i maoisti avrebbero compiuto nelle settimane scorse, cosi’ come per gli sporadici ritrovamenti di depositi di armi – proprie ed improprie – che secondo le forze di sicurezza i maoisti starebbero dislocando in varie zone della valle. Di certo è vero che decine di migliaia di militanti e sostenitori del UCPN-M si stanno riversando nella capitale da tutto il paese: lunghe file di autobus e autocarri gremiti di gente, un fiume di bandiere rosse che si prepara a sfilare nella citta’ il primo maggio.
“Sara’ una manifestazione pacifica, alla quale seguiranno pacifiche e legittime agitazioni popolari”, ha ribadito pochi giorni fa B. Bhattarai, ideologo e numero due della leadership maobadi.
Il governo, dal canto suo, ha ribadito la sua posizione: “Se le manifestazioni dovessero degenerare o assumere un carattere violento, non esiteremo ad usare la forza”. Alcuni ministri hanno addirittura ventilato la possibilita’ di un intervento dell’esercito.
P.K. Dahal ‘Prachanda’, ex primo ministro e leader maoista, ha subito alzato i toni: “Un intervento dell’esercito costituisce una aperta violazione degli accordi di pace del 2006. Reagiremo con la dovuta fermezza a qualsiasi provocazione”.
Il 29 aprile , il Comitato di Coordinamento Popolare che sta pianificando la protesta ha ribadito la natura assolutamente pacifica del movimento. Tuttavia, durante la conferenza stampa finale, ‘Prachanda’ ha chiesto al governo di non ostacolare il movimento. Le direttive impartite ai quadri del partito parlano di reazioni immediate ed efficaci, anche violente, nel caso il governo cerchi di reprimere la protesta.
Oltre mezzo milione di persone – secondo Bhattarai – scenderà in strada oggi. Divisi in diciotto cortei , militanti, sostenitori e simpatizzanti del UCPN-M si dirigeranno verso il parco di Tundhikhel nel centro città, per ascoltare il comizio di Pushpa Kamal Dahal ‘Prachanda’.
La volontà, è quella di imprimere un nuovo corso alla storia del Nepal  già da stasera o nei prossimi giorni, mediante uno sciopero generale che dovrebbe condurre il governo attuale a più miti consigli.
Madhav Kumar Nepal, primo ministro in carica, non si è lasciato intimidire ed ha programmato per stasera alle 18 un discorso alla nazione.
Diversi esponenti del suo governo lo hanno invitato a mobilitare l’esercito. Un segnale forte, che rischia di compromettere l’intero processo di pace.

2 Responses to "Primo Maggio di Tensione a Kathmandu. Di Davide Torri"

  1. Emanuele Confortin  8 maggio 2010

    Grazie mille per l’aggiornamento Davide, apprezziamo molto. Ti invito a scrivere ancora e a farci sapere come evolve la situazione in Nepal

  2. Davide  8 maggio 2010

    Aggiornamento:
    Ad una settimana esatta dalla manifestazione del Primo Maggio, che aveva visto la mobilitazione assolutamente pacifica – nonostante gli allarmi creati dal governo – di centinaia di migliaia di militanti e simpatizzanti del movimento maoista è stato revocato lo sciopero generale che per una settimana ha completamente bloccato la vita civile, sociale ed economica del Nepal, portandolo sull’orlo di una nuova esplosione di violenza.
    Dopo i primi due giorni di mobilitazione, infatti, i cittadini hanno cominciato a disertare le proteste, e molti tra gli stessi militanti del U-CPNM, in particolare quelli che venivano da fuori, hanno cominciato a far ritorno ai loro vilaggi: a causa del blocco totale del traffico, a Kathmandu cominciavano a scarseggiare latte e verdure, mentre la chiusura protratta di ogni tipo di attività (industrie, alberghi, ristoranti, etc.) cominciava a provocare danni sostanziali all’economia nazionale così come alla vita quotidiana dei cittadini. In un clima di crescente esasperazione, alle mobilitazioni pacifiche sono subentrati confronti via via più violenti tra militanti dei vari partiti, nonchè episodi di ritorsione contro coloro che cercavano di tornare alle loro attività.
    Nella sera di venerdì, la leadership maoista, forse resasi conto di non avere le forze per portare avanti
    lo sciopero ad oltranza che aveva annunciato il primo maggio, ha deciso la revoca dello sciopero.
    Il Primo Ministro, Madhav Kumar Nepal, il cui governo proprio ieri aveva ventilato la mobilitazione dell’esercito per consentire l’approvvigionamento di viveri a Kathmandu, ha salutato con gioia la fine della mobilitazione.
    “Lo sciopero è finito – ha risposto Prachanda – ma non la mobilitazione contro il governo”. Essa continuerà fino al 28 maggio, data ultima per le stesura della nuova Costituzione nepalese. Costituzione che ovviamente ancora non è pronta, anche e soprattutto a causa delle rivalità tra i partiti.

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