Da Il Velino, di Martino Nicoletti
 
Kathmandu, 12 maggio 2009. A seguito delle recenti dimissioni del premier nepal1Maoista Prachanda dalla guida del governo nepalese, avvenute il 4 maggio scorso, il paese rischia l’inaugurarsi di una nuova stagione di crisi politica e sociale. Alcuni disordini sono infatti scoppiati per iniziativa dei sostenitori del Partito Maoista (CPN – Maoist) a seguito della decisione del Presidente nepalese Ram Baran Yadav di non rimuovere dal proprio incarico il capo dell’esercito, Rookmangud Katawal. Questi infatti, contravvenendo alle recenti direttive impartite direttamente dal Governo nepalese, aveva dato l’ordine di bloccare l’insieme delle procedure di arruolamento di ex guerriglieri maoisti nelle file dell’esercito regolare. Il Governo Maoista da tempo chiedeva che gli ex guerriglieri maoisti – che avevano sostenuto militarmente la propria ascesa al potere e che attualmente si trovano ospitati in campi direttamente controllati dalle Nazioni Unite – fossero progressivamente assorbiti dall’esercito regolare nepalese, divenendo parte integrante dei suoi contingenti.

Le manifestazioni, che hanno avuto luogo nella capitale Kathmandu e che hanno portato a scontri diretti tra i manifestanti e le forze dell’ordine, rischiano di riportare il Paese ad una situazione di acuta crisi. Ciò accade in una fase politica particolarmente incerta in cui i maggiori partiti politici nepalesi si trovano a colloquio con lo scopo di formare un governo di unità nazionale con il sostegno stesso dei Maoisti. La formazione di un nuovo governo risulta essere, tuttavia, un processo non semplice a causa del fatto che nessuno dei partiti coinvolti nei colloqui, possiede, ad eccezione dei Maoisti, una decisa e consistente maggioranza in parlamento. Il maggior rischio, in questa delicata fase, è rappresentato dalla possibilità che il procrastinarsi dell’instabilità politica ai vertici del Paese, ponga le premesse per un allargarsi delle dimostrazioni popolari con il conseguente ritorno all’azione clandestina e sovversiva di alcune frange estremiste del movimento Maoista. In questo stesso senso il rischio maggiore è il configurarsi di uno scenario analogo a quello che, nell’aprile 2006, condusse alla sanguinosa guerra civile nepalese.

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