Nepal, Kathmandu. Cinque anni dopo le storiche elezioni che avevano sancito la fine di un’epoca , quella della monarchia, posto fine di fatto alla Guerra civile e sancito il successo elettorale dei Maoisti nepalesi,  il Nepal torna alle urne per rieleggere una nuova Assemblea Costituente dopo il naufragio della prima.

I primi cinque anni di vita della neonata repubblica nepalese non sono stati certo tra i più facili, ed i principali partiti politici arrivano alla prova elettorale piuttosto provati: un dibattito esacerbato da reciproche accuse, alleanze instabili, manifestazioni degenerate in violenze, una situazione economica precaria e questioni oggettivamente impegnative sul tavolo delle trattative (quali, ad esempio, la legge sul federalismo o la lunghissima discussione sull’integrazione dei combattenti dell’Esercito di Liberazione Popolare nelle Forze Armate nazionali, come previsto dagli accordi di pace) hanno provocato scissioni, cadute e cambi al vertice dei vari governi succedutisi in questi anni.

I Maoisti, dopo l’euforia generale che li aveva colti in seguito alla storica vittoria elettorale dell’aprile 2008, hanno dovuto capitolare e cedere il passo a governi dell’opposizione guidati dagli antichi rivali del Nepali Congress e dell’UML . Nemmeno l’entrata in scena di B. Bhattarai, che in un primo momento era sembrata risolutiva, è servita a ricomporre la Costituente e farla proseguire nel suo cammino.

Strada facendo, lo stesso Partito Comunista Nepalese-Maoista, ha cambiato conformazione: dapprima accresciutosi dopo aver incorporato altri movimenti di estrema sinistra, e per questo unificatosi in Partito Comunista Nepalese-Maoista, si è poi scisso di nuovo, perdendo l’ala più intransigente che ha sentito la necessità di rifondare la formazione originaria in aperta opposizione con la dirigenza maoista storica di Dahal e Bhattarai. Per questo motivo, oggi assistiamo ad un intenso dibattito tra un (U)PCN-M impegnato nella politica parlamentare ed un PCN-M che invece guarda indietro, ai tempi dell’opposizione senza se e senza ma, non solo al parlamentarismo, ma anche alla svolta riformista, secondo i suoi detrattori, di Prachanda (Dahal) e del suo gruppo.

Proprio i duri e puri del movimento maoista si sono posti alla testa di una vasta coalizione anti-elettorale, che comprende una trentina di partiti minori. E a nulla sono valsi gli appelli di Bhattarai al vecchio amico Ram Bahadur Thapa, attuale segretario del PCN-M. Secondo Bhattarai è molto pericoloso e controproducente per il paese andare al voto mentre una parte considerevole di partiti si mobilita per boicottare le elezioni.

E non aiuta certo a distendere gli animi il decreto presidenziale emanato dal presidente Ram Baran Yadav che autorizza il dispiegamento dell’esercito per consentire il buon esito delle elezioni a cui ha fatto immediatamente seguito la reazione di Ram Bahadur Thapa: in caso di mobilitazione dell’esercito, potrebbe scatenarsi una seconda rivolta armata.

 

 

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