Il Bangladesh fa i conti con la propria storia. A 42 anni dall’indipendenza, in questi giorni sono state emesse delle pesanti condanne per crimini di guerra ai danni di alcuni leader del Jamaat-e-Isalmi, fazione politica radicale che punta ad applicare “la legge di Allah” in Bangladesh. L’esito dei processi ha scosso l’ex Pakistan Orientale, innescando rivolte in tutto il Paese, non ancora risolte.

Ce ne parla Davide Torri, che partendo dalla cronaca odierna ci conduce fino alle radici del conflitto proponendo come sempre spunti interessanti.

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Le condanne inflitte dal tribunale di Dacca ad alcuni influenti membri del Jamaat-e-Islami sono la scintilla che ha innescato la spirale di violenza divampata nei giorni scorsi a Dhaka ed in altri centri del
Bangladesh. Ad oggi sono 42 le vittime, ma la situazione rimane molto tesa e si attendono nuovi focolai di protesta nelle prossime ore. Tra i condannati, spicca il nome di Abdul Qader Molla, uno dei leader storici di Jamaat-e-Islami, ritenuto responsabile di atrocità durante la guerra di indipendenza che portò alla secessione dal Pakistan e alla nascita del Bangladesh (fino ad allora chiamato Pakistan Orientale).

Gli eventi di cui Molla è chiamato a rispondere si ricollegano a quei tragici giorni e sono cosi brevemente riassunti dalla corte: “Atroci e terribili crimini furono commessi durante i nove mesi di guerra di liberazione del 1971, che ebbero come risultato la nascita dello stato indipendente del Bangladesh. Circa tre milioni di persone furono uccise, quasi 250mila donne subirono stupri e almeno dieci milioni di persone fuggirono in India per sottrarsi alla persecuzione che si abbatteva sulle loro terre. I fautori
di tali crimini non furono mai chiamati a rispondere delle loro colpe, e questo ha lasciato una profonda ferita nella coscienza politica nazionale”.

Nel 1970, infatti, dopo le elezioni generali, l’Awami League, guidata da B.S.M. Rahman era diventata la prima forza politica del Pakistan, ma il governo centrale, guidato da Zulfikar Ali Bhutto, minimizzò
l’importanza di quel successo, negando, di fatto, a Rahman ogni possibilità di diventare Primo Ministro. Il 25 marzo 1971 ebbe cosi inizio la guerra di secessione dal Pakistan, preludio della nascita del Bangladesh. Il conflitto che portò alla ‘liberazione’ ebbe tuttavia i tratti di una guerra civile. Alcune forze politiche infatti, all’epoca si schierarono contro il progetto indipendentista: tra queste Jamaat-e-Islami, la Muslim League, il Pakistan Democratic Party (PDP), associazioni studentesche ed altri movimenti. Non appena l’esercito pachistano divenne una forza di occupazione, questi schieramenti politici si organizzarono in milizie paramilitari, macchiandosi di crimini tremendi per i quali non furono mai chiamati a rispondere, almeno fino al 2010 quando ha avuto inizio il primo processo. Abdul Qader Molla è stato condannato per aver avuto un ruolo importante in quei giorni: direttamente implicato in azioni,
stupri e omicidi, inoltre è ritenuto responsabile del massacro di Alubdi, in cui perirono per mano delle milizie oltre 350 civili.

La condanna di Abdul Qader Molla e di alcuni suoi uomini all’ergastolo è stata seguita da scontri di piazza, mentre i vertici di J-E-I ribadiscono quanto sostengono da tempo: il premier dell’Awami
League, Sheikh Asina, starebbe usando il tribunale per i crimini di guerra come uno strumento per mantenere il potere e colpire le opposizioni.

In questo clima già avvelenato, la notizia della condanna a morte, giovedì scorso, del vice-presidente di Jamaat-e-Islami, Delwar Hossain Sayedee, ha provocato sommosse violente e a Dhaka e in almeno
altri dieci distretti. Negli scontri tra militanti di opposte fazione politiche e con la polizia si contano almeno 42 vittime. Mentre le violenze non accennano a placarsi, le opposizioni concertano manifestazioni di massa contro il governo di Sheikh Asina: Jamaat-e-Islami ha indetto uno sciopero generale di due giorni a partire da domenica per protestare contro le condanne, e l’ex primo ministro
Khaleda zia, leader del Partito Nazionalista del Bangladesh, principale partito di opposizione, ne ha convocato uno per martedì, accusando nel contempo il governo di “genocidio” nei confronti dei manifestanti. Le decine di migliaia di cittadini che in queste ore affollano piazza Shahbagh a Dhaka
per sostenere l’azione dei giudici contro i crimini di guerra del 1971 hanno le idee chiare: “i partiti politici fino ad ora hanno protetto i criminali di guerra invocano lo sciopero generale. Noi resisteremo a quello sciopero”, ha annunciato un portavoce dalla piazza.

Poco più di una settimana fa, uno dei principali animatori della protesta a Shahbagh, il blogger  Ahmed Rajib Haider, è stato brutalmente assassinato. Dei suoi sicari ancora nessuna traccia, sebbene siano in molti ad additare come responsabili i militanti dei partiti implicati nei processi, che in più occasioni nel passato avevano intimidito Haider per limitarne l’azione.

 

One Response to "Bangladesh: condannati per crimini di guerra i vertici del Jamaat-e-Islami. Di Davide Torri"

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