Duplice attacco in Kashmir. Guerriglieri armati dalla parte indiana, kamikaze sul fronte pakistano. Ritorna la violenza lungo il confine tra India e Pakistan, a scapito del processo di pace tra le due potenze nucleari. Ecco l’aggiornamento.
Un anno fa Mumbai veniva attaccata da un commando di uomini armati e determinat. Tra il 26 e il 28 novembre ebbe luogo uno dei più gravi attentati terroristici della storia dell’India, nel cuore della capitale indiana del business. I responsabili giungevano del Pakistan, erano memberi del Lashkar-e-Toiba, organizzazione terroristica nelle cui mani risiede la chiave di un possibile conflitto nucleare. L’analisi.
La mano iniandiana dietro gli attentati che stanno sconvolgendo il Pakistan. L’accusa giunge come un fulmine a ciel sereno dal ministro dell’Interno pakistano Malik. Pesanti critiche anche per l’ossessione indiana nei confronti del terrorismo pakistano. Mentre si avvicina il primo anniversario degli attentati di Mumbai, si accende il confronto sul tema del terrorismo.
Cari amici, dopo settimane di attesa, ho potuto finalmente rendere pubblico quello che posso considerare il mio vero reportage sul Kashmir. Trattandosi del servizio pubblicato in questi giorni dalla rivista East (www.eastonine.it, che vi invito a leggere. La trovate in libreria e nelle principali edicole), ho giustamente dato l’esclusiva, tenendo il tutto nell’archivio di Indika, aspettando giungesse il momento di pubblicarlo. Non è stato un lavoro facile per una miriade di ragioni, soprattutto durante la raccolta delle informazioni. Spero comunque sia utile a voi tutti iscritti alla newsletter, così come agli altri frequentatori di Indika, per conoscere qualcosa in più su uno dei più cruenti conflitti d’Asia. Benvenuti i commenti, di tutti.
New Delhi teme nuovi attentati da parte dei militanti pakistani infiltrati allinterno del confine indiano. Sono soprattutto membri del Lashkar-i-Taiba e del Jaish-i-Mohammad, organizzazioni in lotta per la liberazione del Kashmir dall’occupazione indiana. E’ quanto emerso all’apertura della tre giorni sulla sicurezza, iniziata ieri nella capitale alla presenza del ministro dell’Interno Chidambaram. L’altra grande sfida che il governo deve affrontare riguarda i Maoisti, operanti ormai in ben 20 dei 28 stati dell’Unione indiana. Tanto basta a rendere quanto mai fragile la democrazia più popolosa al mondo.
Quello che per gran parte dell’estate era un presentimento, è ora stato confemato dall’enesimo episodio di violenza: in Kashmir è ripresa l’ondata di violenze contro la presenza delle autorità indiane, iniziata nel 1989. L’impressione di calma apparente degli ultimi 4 anni, che aveva illuso un pò tutti su una possibile svolta pacifica nella Valle di Srinagar, è stata travolta dall’ultmo grave attentato di sabato, in cui hanno perso la vita una donna e quattro poliziotti, oltre a dieci feriti. Il fatto è accaduto di fronte alla prigione di Srinagar, e ad oggi non ci sono ancora state rivendicazioni da parte dei guerriglieri kashmiri in lotta contro quella ce loro definiscono “occupazione indiana” in Kashmir. Arrestati anche dei presunti militanti a Baramulla e Pulwama.
Oggi in Afghanistan si aprono le urne per eleggere i rappresentanti del governo che dovranno prendere in mano le redini di una nazione allo stremo, sfibrata da decenni di guerre, violenze e soprusi. I Taliban sostengono con forza il boicottaggio, avvertendo che 200 uomini bomba sono pronti a farsi saltare in aria. Intanto parte degli elettori vendono per qualche dollaro le schede elettorali, sottraendosi in questo modo anche al pericolo di vedersi amputato il dito, quello con l’inchiostro che testimonia il voto avvenuto. Questo e altro nel puntuale commento di Simona Lanzoni, Direttrice Progetti Fondazione Pangea Onlus.
L’equilibrio interno del Pakistan si fa sempre più precario, ma Islamabad continua a sostenere la proliferazione nucleare, con un programma tanto accelerato quanto imprevedibile. Ciò contribuisce a trasformare la teocrazia islamica in uno dei paesi più instabili al mondo, con l’India a sostenere questo squilibrio per indebolire Islamabad, cui si aggiungono i timori per un crescente interesse da parte di Al Qaeda per la Bomba pakistana. Ecco l’interessante reportage di Guido Rampoldi.